Pubblicato in: Dom, Apr 21st, 2013

Legalità e senso dello Stato: principi fondamentali della democrazia

Un impegno che coinvolge tutte le agenzie educative…

Com’è normale che accada, c’è una forma di supplenza legata sul territorio a persone come i parroci, alla Chiesa, alla scuola, con docenti e presidi che com­prendono le urgenze e, spesso, al di là del mero insegnamento delle materie, si preoccupano di formare ragazzi inseriti positivamente nella società civile. Si trat­ta di organizzazioni che cercano di com­pensare le enormi carenze di istituzioni pubbliche che gravano sul nostro Paese.

In tal contesto, don Ciotti, con la sua associazione “Libera” può essere considerato un profeta del nostro tempo?

Sono un convinto e ammirato so­stenitore di don Ciotti, perché egli più di tutti ha immaginato e realizzato l’as­sociazione “Libera”, dimostrando non soltanto viva sensibilità ma anche ade­guata capacità e intelligenza, creando un’associazione di lotta alla mafia su tutto il territorio nazionale quando an­cora tutti pensavano che essa fosse un problema circoscritto al Mezzogiorno d’Italia. Col senno di poi, oggi, è faci­le asserire che non è così. Don Ciotti non soltanto ha saputo cogliere questa intuizione assumendosi un grave im­pegno, ma ha soprattutto capito che si trattava di un problema nazionale ed ha creato “Libera”, un’associazione che cresce sempre più e che gode non solo della mia stima ma è motivo di speranza in quanto aggregazione im­portante per creare un futuro migliore rispetto al recente passato.  

Un insigne sacerdote e pedago­gista dell’Università di Lecce, mons. Salvatore Colonna ha pro­posto in modo scientificamen­te profondo ed efficace il tema della società educante; anche lei accennava poco fa al rapporto famiglia – scuola – chiesa – istitu­zioni: pensa davvero che possa esserci bisogno di un nuovo pat­to educativo?

Assolutamente sì. Anche parlando come persona che semplicemente si guarda intorno, ritengo che la fami­glia dovrebbe rivitalizzare il suo ruolo. Rispetto alla mia esperienza infantile certamente siamo agli antipodi. Si sus­seguono i divorzi, c’è un ambiente so­ciale profondamente cambiato con al­cune gravi disattenzioni… C’è, inoltre, un dato di fatto: spesso in una famiglia dove il padre e la madre lavorano e tor­nano a casa molto stanchi, con i figli che tendono a rifugiarsi eccessivamen­te nel gioco o nella televisione, si ste­rilizza il primario luogo formativo che dovrebbe essere la famiglia.

Ai miei tempi, per usare un’espressione desue­ta, l’esperienza con i nonni è stata stra­ordinaria e irrinunciabile: mia nonna Ayala, donna di tante qualità, è stata una delle persone più importanti della mia vita dal punto di vista formativo, in quanto trasmetteva i valori profondi che educano la persona.

Proprio come può avvenire solo all’interno di un tipo di famiglia… Essendosi, pertanto, al­quanto inaridito il ruolo della famiglia, la scuola si ritrova oggi con un carico di responsabilità maggiore. Si realiz­za il principio dei vasi comunicanti… Dopo aver girato per molti anni ormai tutto il Paese da Trento a Trapani, ho constatato che molte scuole hanno un personale docente e dirigente che ha compreso perfettamente tutto questo e si fa carico di un nuovo patto educati­vo.

In molte scuole ciò è vissuto nella quotidianità e ciò costituisce un dato molto confortante. Da laico, riconosco inoltre l’elevato valore socio educativo della presenza capillare sul territorio dei ministri sacri e delle parrocchie. Comunque, serve un vero patto educativo tra le varie com­ponenti sociali. Occorre prenderne atto e capire come organizzarci per evitare che certi valori si disperdano.  

Chiaramente, l’Italia e il Sud non sono però solo mafia…

Certo. Mi rendo conto, quale meri­dionale nato a Caltanissetta, che non c’è dubbio che questo Sud si ostini a restare indietro rispetto al resto del Paese. È acclarato. Non c’è bisogno di evocarne i dati – e non v’è dubbio che questo comporti quello che può essere considerato uno dei problemi più gravi che affliggono il Meridione – che molti giovani, specie i migliori, siano costret­ti ad andarsene. E quando ciò avviene, si perdono pezzi di futuro.

Allora, sen­za volersi avventurare in chissà quali analisi, non c’è dubbio che sia giusta l’affermazione: “Questo Paese non ri­uscirà ad intraprendere un percorso di crescita, se non guarderà al Sud come ricchezza”. Se non matura un impegno da parte del Governo centrale per sol­levare le condizioni del Mezzogiorno d’Italia, non vi sarà ripresa utile in tutto il Paese. E, tuttavia, devo sottoli­neare che a volte un concreto impegno politico su questo punto non lo vedo…

Ciò nondimeno, proprio recentemente ho constatato che tale attenzione si sta gradualmente diffondendo nelle com­ponenti politiche più sensibili, che non mancano in tutti i partiti. La speranza è che il Mezzogiorno venga vissuto, in primis dal Governo centrale, come una grande opportunità per la ripresa del Paese. Sembra che il messaggio comin­ci a passare, per cui non bisogna ab­bandonare la speranza.

Sappiamo che lei ammira il nuovo Papa: ritiene che, sia a livello reli­gioso che civile, il suo ministero possa costituire una forza propul­siva per riscoprire quei valori che la società di oggi sembra aver perduto?

Chiaramente egli sta compiendo atti molto significativi, certo è un Papa ancora all’esordio, ma se tanto mi dà tanto… Personalmente, ho riflettuto sulla capacità della Chiesa di selezio­nare la sua classe dirigente e di for­marla. Tanto che, ad esempio, anche l’ultimo dei Cardinali, il meno impor­tante, è stato attentamente preparato sin dagli inizi della carriera. È la scelta di questo Papa, operata proprio dalla classe dirigente della Chiesa che sono i Cardinali, è la dimostrazione di chi ha veramente ravvisato un forte segnale di discontinuità, senza nulla togliere a Papa Ratzinger, insigne teologo.

Nell’elezione del nuovo Papa, ravviso una scelta che si muove in direzione del recupero, del ritorno al protagonismo di valori fondamentali a prescindere dalla sola fede. La Chiesa non ha così la presunzione di rivolgersi soltanto ai suoi fedeli che, senza dubbio han­no un ruolo privilegiato, bensì a tutti. Per parte mia, pur essendo un laico, percepisco il messaggio della Chiesa e spesso ne traggo insegnamento, come penso sia per tutti i laici che fanno esperienza di fede. Benvenga, pertan­to, un Papa italo – argentino: anch’egli rappresenta un altro tassello sostanzia­le che si aggiunge al nostro quadro di speranza. 

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