“L’esperienza più forte? Il salvataggio di un neonato durante l’alluvione di Sarno”
A colloquio con il Comandante del Distaccamento Aeroportuale di Brindisi, il Col. Pilota Andrea Aiello.
Soccorso Aereo nel 1998/Ad un certo punto ci trovammo nella condizione di dover tirar su una mamma con un bimbo in fasce: una situazione di rischio potenziale.
Pensammo subito di svuotare la borsa degli attrezzi, collocarvi dentro il bambino ed agganciarlo al verricello per farlo salire…
Comandante, quali cambiamenti sta riscontrando rispetto a quando è entrato a far parte dell’Aeronautica?
Opero in questa Forza Armata da più di trent’anni e nel corso del tempo vi sono stati tantissimi mutamenti, così com’è sicuramente cambiato il mondo dal punto di vista strategico. Durante e dopo la Guerra Fredda, sono sorti due schieramenti contrapposti, per cui gli obiettivi, la sensibilità e la sicurezza erano certamente diversi rispetto a quelli odierni: si sapeva da dove poteva provenire la minaccia e ci si organizzava per fronteggiarla. Ora, con il cambiamento della situazione geostrategica mondiale, si vive nell’incertezza riguardo alla provenienza dei pericoli per il Paese e le Istituzioni, per cui anche l’Aeronautica Militare, come tutte le Forze Armate, si è adeguata.
Inoltre, pur non essendoci più la leva obbligatoria, vi sono validi ragazzi che, vestendo la nostra divisa, compiono una vera scelta professionale lavorativa e, scevri da qualsiasi costrizione, sono ben coscienti di quanto viene richiesto loro soprattutto per fronteggiare situazioni che minano la pace e la sicurezza. Infine, molto più di prima siamo proiettati oltre i confini nazionali per tantissime “missioni di pace”, prestando soccorso dove si riscontrano eventi insurrezionali gravi o crisi che minacciano l’incolumità di popolazioni civili locali, dal Medio Oriente al Corno d’Africa fino all’Estremo Oriente, luoghi dove la nostra Forza Armata ha dato sempre un proprio impegnativo contributo.
Personalmente si è mai trovato in zone teatro di guerra?
Ho avuto l’onore di offrire il mio servizio in tanti scenari e contesti molto delicati.
Ho dato il mio apporto in Libano, nel 1995 ho fatto parte delle Nazioni Unite come “berretto blu” pilotando per un anno gli elicotteri italiani in zona di operazioni tra Libano e Israele e realizzando un’esperienza meravigliosa; poi, per volere del mio Paese, ho partecipato alle operazioni in Kosovo, all’emergenza in Albania e alle missioni in Iraq.
Colonnello, la recente premiazione degli allievi dello Stage di Difesa Personale Corso interforze di addestramento personale (Lop) sicuramente contribuisce ad arricchire il bagaglio di tanti giovani che si sono arruolati sotto le armi. Quant’è importante tale corso di addestramento dal punto di vista della professionalità e della preparazione alla vita militare?
Il riconoscimento è riservato all’allievo che termina il secondo stage di difesa personale, che molto probabilmente sarà riconosciuto ufficialmente e si inserirà nel novero dei corsi itinerari che la Forza Armata offre al proprio personale. È un corso in cui il militare viene abituato a difendersi anche senza le armi. Negli ultimi anni, lo sviluppo tecnologico dei sistemi di difesa e sistemi d’arma ha sempre di più visto il militare operare lontano dall’effetto reale delle sue stesse armi in cabina di pilotaggio, in sale operative cabine di regie o con pulsanti da premere, oppure ancora con armi che hanno efficacia a distanza.
Il riappropriarsi della sicurezza personale da parte del militare, concretamente del singolo uomo o donna, servendosi del proprio corpo per la difesa dà una capacità in più rispetto al solo adoperare le tecnologie o le varie tipologie d’arma e accresce anche quella che è la confidenza con i propri mezzi e la preparazione fisica. Si tratta di un’importante attività che avrà sicuramente sviluppi futuri anche a Brindisi.
Un pensiero per le vittime del Sar, l’elicottero precipitato in Francia al confine col Belgio dove hanno perso la vita otto militari, di cui sette pugliesi di stanza a Brindisi…
Come ex comandate di quel reparto, rilevo che alcuni di loro mi erano noti perché, come istruttore, ho avuto modo di seguirli direttamente.
Questi eroi hanno salvato centinaia e centinaia di vite umane nel Salento come nell’Adriatico e la loro perdita ha generato una ferita che difficilmente potrà rimarginarsi nel normale corso del tempo, dovranno passare davvero molti anni. È anche giusto che il dolore rimanga perché non si può scordare quanto accaduto.
Un’esperienza che le è rimasta particolarmente nel cuore in questi anni?
Ho un ricordo stupendo del soccorso aereo svolto per lungo tempo, spesso in condizioni meteorologiche critiche, pur di salvare vite umane. Nella memoria si affollano tanti momenti, come quando durante l’alluvione di Sarno nel 1998, giunti sul posto alle prime luci dell’alba dopo una notte di volo, abbiamo iniziato a tirar su le persone che stavano sui tetti delle case circondate dal fango. Portavamo in salvo prima gli anziani, poi le donne e i bambini… ad un certo punto ci trovammo nella condizione di dover tirar su con il verricello una mamma con un bimbo in fasce: una situazione di rischio potenziale.
Pensammo subito di svuotare la borsa degli attrezzi, collocarvi dentro il bambino ed agganciarlo al verricello per farlo salire… è stato così emozionante dall’alto vederlo sopraggiungere protetto all’interno del pacco come fosse un bellissimo dono e subito dopo salì anche la madre: un ricordo assolutamente indelebile. Tutta l’esperienza è stata un tocco di umanità così appagante che mi ha temprato e mi è rimasta nel cuore.





















