Pubblicato in: Sab, Nov 15th, 2014

L’esperto risponde/L’età evolutiva e i nuovi processi di trasformazione

I bambini e le nuove tecnologie: un’emergenza educativa. 

Qual è l’uso che fanno i bambini del telefonino? Cioè: a quale età inizia­no ad usarlo? E che uso ne fanno?

Secondo una recente indagine condotta da Telefono Azzurro e Euri­spes “il 62% dei bambini ha a dispo­sizione un telefonino proprio, contro il 35,4% che ne è sprovvisto. Il 44,4% dei bambini acquisisce un cellulare tra i 9 e gli 11 anni. Il 17,6% ha un cellu­lare prima dei 7 anni. Le due funzioni maggiormente utilizzate sul cellulare sono i giochi (21,2%) e le telefonate (20,5%), seguite dall’invio di messag­gi di testo o mms (18,3%) e dall’ascol­to di musica (17,5%)” (Eurispes, Te­lefono Azzurro, Indagine conoscitiva sulla condizione dell’infanzia e dell’a­dolescenza in Italia 2012, p. 5).

Quali problemi pone all’educazione l’emergere di questo dato? Va consi­derato un problema oppure possia­mo stare tranquilli?

Il dato assume rilievo nella mi­sura in cui si profila come un indice delle trasformazioni che, nella società del terzo millennio, hanno investito i processi di socializzazione secondaria (quelli che consentono al bambino di trascendere le appartenenze a grup­pi circoscritti – fimiglia – e diventare membro della società più allargata). È un fatto che in tempi sicuramente non lontani, ma nemmeno molto vi­cini a noi, il bambino imparava pro­gressivamente a riconoscersi come membro della società allargata. Egli doveva affrontare un periodo di mo­ratoria sociale, nel quale acquisiva per gradi i principi che regolano l’in­terazione nel mondo dei grandi. Que­sto processo avveniva sotto lo stretto controllo dell’universo degli adulti, che si poneva come filtro delle espe­rienze comunicative mediante le quali il bambino strutturava l’appartenenza al mondo dei grandi. Vi sono ragioni per credere che l’uso massiccio del telefonino, molto di più che quello di internet, metta in discussione proprio questo periodo di moratoria sociale, e comporti, a tutti gli effetti, l’attiva­zione di un processo che rischia di va­nificare quelle particolari fasi dell’età evolutiva che sono l’infanzia e l’ado­lescenza.

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Ma, concretamente, quali sono le criticità?

Quello che rischia di venire meno è il transito graduale dal mondo so­ciale ristretto della famiglia al mondo sociale allargato degli adulti. Di fat­to, il telefonino fa retrocedere sempre più sullo sfondo la possibilità che gli adulti (anche loro, del resto, affetti da quote di analfabetismo digitale sem­pre più ampie) possano porsi come il filtro e la guida di tale passaggio, il quale, rischia di essere affidato uni­camente all’automatismo dei processi impliciti nello strumento.

Quindi, in definitiva, il telefonino rappresenta un’emergenza educa­tiva?

Senza voler delineare scenari apocalittici, si tratta di acquisire la consapevolezza delle trasformazioni riverberate sui processi di socializ­zazione secondaria dalla massiccia diffusione del telefonino. Senza tale consapevolezza, qualunque risposta al fenomeno sarebbe infondata. Si ri­schierebbe infatti di passare alle solu­zioni senza aver compreso chiaramen­te la natura del problema e, questo sì, avrebbe come conseguenza primaria il fatto di rendere proprio tali soluzio­ni le cause prime di amplificazione del problema che esse vogliono risolvere. L’emergenza educativa, pertanto, non sta principalmente nella ricerca delle soluzioni, quanto nella necessità di evitare scelte e comportamenti che ri­schiano di indurre effetti paradossali come quello descritto.

Risposte sono a cura di Marco Piccinno

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