Pubblicato in: Ven, Apr 24th, 2015

Liberarsi dalla droga, urgenza sociale

Il volume scritto da Alfredo Mantovano, Giovanni Serpelloni e Massimo Introvigne. 

Lutilizzo di droga è, secondo Man­tovano, Serpelloni e Introvigne nel loro volume Libertà dalla droga. Diritto, scienza, sociologia, un problema sociale e culturale più che politico. Se da un lato, le leggi si sono soltanto adeguate al significato che la droga ha assunto in un determinato periodo storico; dall’altro in ogni periodo diversi artisti, a livel­lo nazionale ed internazionale, hanno decantato le proprietà della sostanze psicotrope indiriz­zando nell’utilizzo più del più abile spacciatore. Il volume che si divide in tre parti affronta l’iter giuridico della lotta alla droga nell’ordinamento italiano, i danni provocati dalla cannabis e la sua diffusione in Italia ed infine gli effetti della nuova rivoluzione antropologica. Prima degli anni ‘60 l’ordinamento italiano considerava reato sia lo spaccio sia il consumo. Già nel ‘68 il possesso di modiche quantità per uso per­sonale non è più reato in linea con l’ideologia libertaria sessantottina. Cambio di rotta avviene nel 1990 con la legge 309 per cui viene punita amministrativamente la mera detenzione, se non supera i limiti della “dose media giornaliera”. Le difficoltà legislative si sono rese ancor più evidenti in presenza di particolari situazioni per cui la detenzione di quantità superiori alle modiche è stata considerata come una “scorta” o riserva, poiché non vi è evidenzia per la predisposizione allo spaccio. La critica mossa da uno degli autori, Alfredo Mantovano, risiede nel lassismo giurisprudenziale che non coglie in maniera celere i cambiamenti sociali e chimici delle diverse droghe, portando ad esiti socialmente deleteri ed individualmente devastanti. Ciò che più fa discutere, sempre secondo l’Autore, è l’illegittima distinzione tra droghe pesanti e leggere sancita dalla Corte Costituzionale del 12 febbraio 2014 i cui effetti non sono ancora totalmente chiari nonostante i pareri tecnico-scientifici di autorevoli esperti tra cui il prof. Serpelloni, autore del secondo capitolo, che illustra alle Commissioni riunite di giustizia e Affari Sociali, gli effetti della cannabis che non è sicuramente da considerarsi droga leggera.

libertà

L’utilizzo degli stupefacenti in Italia ed i dannosi effetti della cannabis sono temi che il secondo capitolo affronta in maniera esaustiva. In questa analisi si evidenzia come il consumo di sostanze stupefacenti tra i giovani tra i 15 ed i 19 anni segna un andamento specifico per cannabis, cocaina ed eroina e mentre la prima si assesta per un periodo per poi subire una ripresa, la cocaina, dopo un tendenziale aumen­to, segna una costante e continua contrazione. L’eroina, infine, presenta un continuo e costante calo. Il Professore infine sottolinea ed elenca i danni cerebrali causati dall’utilizzo della cannabis dovuti alla presenza di una maggiore concentrazione di principio attivo. Tali danni, riscontrabili in adulti che ne hanno fatto uso, sono ancor più evidenti in giovani adolescenti che precocemente si sono avvicinati al suo utilizzo e riguardano diverse aree di funziona­mento, compresa la sessualità. L’interessante lettura di Massimo Introvigne, autore del terzo capitolo, sul ruolo della Rivoluzione, prima reli­giosa attraverso cui sono state estirpate le radici sociali della stessa religione, poi politica che ha permesso di distruggere gli ordini e gli Stati ed infine economica per cui la stessa economia è stata sovvertita, non tralascia un altro tipo di rivoluzione, quella antropologica già attivata nel ’68 con l’apologia della libera droga e tendente a distruggere l’uomo sia negli aspetti sociali sia in quelli indivisi propri del termine “individuo”. La rivoluzione della droga è tale nei fatti, in riferimento a legalizzazione e criminalità annes­sa e connessa, nelle idee poiché l’utilizzo non trasmette valori ed idee moralmente condivisi e nella tendenza verso l’odio, tipica di ogni ri­voluzione. L’unica soluzione, secondo l’autore, rimane la restaurazione morale della società.

Manuela Settimo

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