L’incontro del Papa con le famiglie/Allargare la misericordia
L’incontro delle famiglie con Papa Francesco ha aperto una lunga riflessione in preparazione del Sinodo dell’anno prossimo, dedicato alla famiglia, per dare nuova vita alla famiglia, secondo lo stile di Francesco: allargare la misericordia e consentire a tutti e a ciascuno l’esperienza della gioia cristiana.
Il linguaggio del Papa è, al tempo stesso, quello delle parole e quello dei gesti, quello dei simboli e quello dei significati. Se mons. Vincenzo Paglia che, organizzando l’evento, aveva voluto la partecipazione dei bambini e dei nonni, insieme a quella degli sposi, il Papa con le sue parole, con il suo giocare con i più piccini, con i suoi gesti, ha voluto sottolineare il significato della nuova icona della famiglia che rende plasticamente evidente il richiamo evangelico. Di generazione in generazione si estende la sua misericordia.
Il tema di fondo è proprio questo: allargare la misericordia, comprendere tutti per dare a tutti un messaggio di speranza; accogliere ogni dolore ed ogni disagio, per farne un trampolino di lancio verso l’incontro con Cristo. Con i suoi esempi di vita, con le sue parole di domestica familiarità, il Papa ha ricordato che la “buona notizia” della famiglia è una parte molto importante dell’evangelizzazione, ed ha spiegato come sia ancora possibile portare Cristo nella vita delle famiglie di oggi, di tutte le famiglie, in tutto il mondo, perché il mondo e la Chiesa possano rimanere contaminate dallo Spirito che è nei giovani.
Gli anziani testimoniano la Legge, i giovani sono animati dallo Spirito, insieme fanno la chiesa domestica, il luogo in cui la fede in Dio corre parallela alla fiducia reciproca, al senso di libertà profonda, di santità – dice il Papa – “perché la santità suppone il donarsi con fedeltà e sacrificio ogni giorno della vita!” E poi, aggiunge Francesco, se emergono i diversi punti di vista, le gelosie e… si litiga, “bisogna dire ai giovani sposi che mai finiscano la giornata senza fare la pace fra loro”.
Non c’è “buonismo” nelle parole del Papa, ma la saggezza di chi ha osato paragonare la Chiesa ad un ospedale da campo, la premura di chi vuol farsi carico del dolore e delle sofferenze, per trovare, anche in fondo al cuore più duro, la vitalità e la vivacità di chi capisce che può tornare a sperare e sa che può tornare ad amare. Nel messaggio di Francesco c’è la forza della conversione, lo slancio della redenzione, l’infaticabile volontà di predicare Cristo a tutte le genti.
Bisognerà, allora, preparare questo Sinodo. Occorrerà mobilitare le Chiese locali perché con la preghiera e con la riflessione, possano far giungere sostegno e suggerimenti, messaggi di speranza e gesti di comunione fraterna. Bisognerà preparare questo Sinodo, avendo cura del dialogo intergenerazionale, attraverso iniziative efficaci, progetti di vita condivisi, linee di azione pastorale capaci di nutrirsi del quotidiano, perché si possa poi dare slancio e sicurezza alla fatica d’ogni giorno. Bisognerà preparare questo Sinodo, tornando ad aprire le porte alla speranza, offrendo a tutti l’abbraccio di pace e mostrando a tutti le vie della misericordia. È un compito, ormai urgente ed ineludibile.
Nicola Paparella
















