L’Infanzia di Gesù nei Vangeli di Matteo e Luca
Teologia Biblica…
I vangeli di Matteo e di Luca si aprono con due capitoli riguardanti l’infanzia di Gesù. Il racconto di Matteo comincia con la genealogia di Gesù (1,1-17) e si struttura attorno a cinque episodi, incentrati su altrettante citazioni bibliche denominate citazioni di compimento: la nascita di Gesù (1,18-25), la visita dei magi (2,1-12), la fuga in Egitto (2,13-15), la strage degli innocenti (2,16-18) e il ritorno dall’Egitto (2,19-23). Lo stile è schematico, ieratico, essenziale; gli episodi si susseguono in maniera serrata e in forma stereotipa; le numerose citazioni bibliche servono ad illustrare il compimento delle Scritture in Gesù. Il racconto di Luca si articola, invece, attorno a sette scene in cui si riscontrano due dittici, degli annunci e delle nascite: l’annuncio della nascita del Battista a Zaccaria (1,5-25); l’annuncio della nascita di Gesù a Maria (1,26-38); la visita di Maria a Elisabetta (1,39-56); la nascita, la circoncisione e l’imposizione del nome a Giovanni (1,57-66); la nascita, la circoncisione e l’imposizione del nome a Gesù (2,1-21); la presentazione di Gesù al Tempio (2,22-40); lo smarrimento e il ritrovamento di Gesù nel Tempio (2,41-52). Lo stile è più familiare e colorito; la narrazione è più dinamica grazie al confronto tra la figura del Battista e quella di Gesù; la Scrittura è citata esplicitamente una sola volta (2,23), benché l’intera composizione sia intessuta di reminiscenze bibliche al fine di approfondire il significato teologico degli eventi.
Carpaccio, Fuga in Egitto, 1500-1510, National Gallery of Art, Washington
L’evidente differenza tra le due redazioni, l’abbondanza del meraviglioso che per aspetti diversi domina queste narrazioni, nonché l’assenza dell’infanzia nei vangeli di Marco e di Giovanni e nella predicazione più antica, pongono la questione del valore storico di questi racconti. Si tratta di racconti inventati, di storie edificanti o di fatti di cronaca? Le risposte nel corso del tempo non sono state unanimi. D. F. Strauss (1835), che segnò l’avvio dell’uso sistematico del metodo storico-critico ai vangeli, definì questi episodi theologoùmena, ovvero racconti fittizi per esprimere verità di fede. R. Bultmann classificò questi racconti tra le “leggende”, ossia tra le narrazioni religiose edificanti che utilizzano un linguaggio fantastico e mitologico. Molti altri studiosi hanno invece affermato la sostanziale storicità dei racconti, pur differenziandosi nel determinarne il grado. Tra questi vogliamo ricordare per autorevolezza Joseph Ratzinger – Benedetto XVI, il quale ne L’Infanzia di Gesù (Rizzoli – Libreria Editrice Vaticana 2012) afferma: “Matteo e Luca – ciascuno nella maniera propria – volevano non tanto raccontare delle “storie”, bensì scrivere storia, storia reale, avvenuta, certamente storia interpretata e compresa in base alla Parola di Dio” (p. 26). Dunque, né invenzione né cronaca, ma una meditazione – alla luce della Scrittura – attorno ai dati tradizionali attendibili.
Michele Giannone
















