L’informazione in festa. E in crisi
DOMENICA 13 GENNAIO, L’ANNUALE RICORRENZA DI SAN FRANCESCO DI SALES, PATRONO DEI GIORNALISTI.
Ordine e Sindacato dovrebbero fare un Mea Culpa e ripensare una professione che cambia rapidamente e continuerà a mutare.
La crisi economica non guarda in faccia nessuno, o quasi. Il mondo dell’editoria non fa certo eccezione e negli ultimi mesi, soprattutto, è nel bel mezzo di una vera e propria “mattanza” con migliaia di posti di lavoro saltati o contratti non confermati. E se la situazione complessiva dell’informazione nel nostro paese è drammatica, quella delle emittenti televisive è al collasso.
La crisi e il passaggio al digitale terrestre hanno, però, solo acuito problemi di sistema già presenti e (colpevolmente) tralasciati. In molte piccole redazioni il lavoro si è basato per anni su giovani “stagisti” (in alcuni casi alla prima esperienza) scaraventati in video, affiancati da colleghi più esperti, il più delle volte contrattualizzati male (contratti a progetto, ritenute d’acconto, prestazione a partita Iva) quindi senza diritti e senza contributi.
Nel corso degli anni lo stretto rapporto tra politica e tv forse ha giovato (nel breve periodo) alla solidità delle casse di alcuni editori (bisognerebbe poi capire qual è il rischio d’impresa) ma in molti casi non ha aiutato la qualità dell’informazione proposta. Se da un lato la politica ha vissuto per anni nella convinzione che un passaggio televisivo potesse cambiare le sorti elettorali (ingolfando dunque l’agenda di conferenze stampa, dibattiti, incontri sui temi più disparati, inaugurazioni di strutture ripetute anche due/tre volte) dall’altro forse la nostra categoria non è stata brava a porre un freno a questa “teledipendenza” dilagante.
Il vertiginoso calo degli investimenti pubblicitari privati e pubblici, il taglio dei finanziamenti statali, i controlli più rigorosi delle strutture regionali preposte all’erogazione di fondi e l’adeguamento tecnologico richiesto per approdare sulle nuove piattaforme ha avuto come effetto un ulteriore aumento delle difficoltà di molti editori che hanno iniziato (o continuato) a non pagare (o “dilazionare” gli stipendi, già miseri) e nei casi peggiori a licenziare o, addirittura (e i casi sono in aumento) chiudere l’attività. No fondi, no party.
La festa, insomma, è finita. Una situazione così complicata credo sia frutto di errori da parte di tutti e credo che anche i giornalisti (compresi ordine e sindacato) dovrebbero fare un mea culpa e approfittare di questa situazione di crisi per ripensare una professione che, soprattutto con le nuove tecnologie, cambia rapidamente e continuerà a mutare, confrontandosi con il mercato da una parte e con la voglia dei cittadini di una informazione sempre più rapida e incisiva dall’altra. In molte aziende il “capitale umano” è stato messo ai margini, ma come si può ottenere un buon prodotto da collocare sul mercato senza avere competenze, qualità e passione?
Pierpaolo Lala
Vicepresidente Ordine dei Giornalisti della Puglia















