Pubblicato in: Sab, Ott 26th, 2013

L’informazione sul banco degli imputati

Dopo l’editoriale de L’Ora/Due giornalisti salentiti tra i più esperti commentano e riflettono sugli spunti del nostro direttore. 

CREDIBILITÀ/OGNI SANZIONE INFLITTA È UNA SCONFITTA

elio donno

Il direttore Putignano, nel suo editoriale, ha affrontato un tema tornato di attualità, con un giornalismo non solo urlato ma sguaiato, nel quale si fa a gara a chi trova linguaggi ad effetto, difficile dire se da bettola o da trivio. Certo, ogni professione, per essere tale, deve esprimere principi etico-deontologici con i mezzi associativi ed organizzativi per difenderli; questa esigenza si avverte particolarmente per la professione giornalistica che opera dentro un sistema i cui difetti sono sotto gli occhi di tutti.

E gli strumenti (legge professionale, carta dei dove­ri, codici etc) non mancano, ma alla base vi deve essere la consapevolezza del ruolo che ha chi trasmette un messaggio sulla carta stampata, in tv o via internet. L’inseguimento dell’audience e dei gusti del pubblico, la comunicazione sempre più urlata, l’omogeneizzazione dello stile del messag­gio giornalistico con quello televisivo (fenomeni innegabili e sempre più esasperati, a danno della qualità e della serietà del prodotto) si accompa­gnano spesso con la deformazione dei fatti e la creazione di eventi che alla fine non esistono; pseudo-fatti cioè oppure fatti deformati in quanto espressi in modo del tutto non corrispondente al vero.

Spesso purtroppo si dimentica che il giorna­lista deve rispettare, coltivare e difendere il diritto all’informazione di tutti i cittadini e, quindi, ricercare e diffondere ogni notizia o informazione che ritenga di pubblico interesse, nel rispetto della verità e con la maggiore accuratezza possibile. Si, direttore Putignano, i giornalisti devono recupera­re i valori e tornare a raccontare i fatti con le tec­niche usate dagli storici. Pettegolezzi ed aneddoti non pagano sul piano del prestigio e delle vendite e dell’audience.

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L’Ordine dei Giornalisti, in esecuzione di una legge valida per tutti gli ordini professionali, si è dotato di organismi disciplinari autonomi rispetto a quelli amministrativi. Prima, infatti, il controllo deontologico era demandato ai consigli regionali e, in sede di appello, a quello nazionale.

Dall’inizio di quest’anno, in ogni re­gione, sono stati costituiti dei consigli territoriali di disciplina, autonomi rispetto a quelli elettivi e, in sede di appello, un Consiglio di Disciplina Na­zionale, formato da 12 consiglieri nazionali che, per il periodo di svolgimento di tale attività, devo­no astenersi da ogni funzione amministrativa.

Nei casi di violazioni deontologiche accertate, non sono mancate né mancano le sanzioni disciplinari. Ma ogni sanzione inflitta è una sconfitta per la categoria la quale deve ritrovare i valori antichi di una professione posta a presidio della libertà del cittadino, di ogni ceto sociale e cultura, ad essere correttamente informato. Infatti, dinanzi ad un giornalismo, a volte schizofrenico, anche per i tempi rapidi che le nuove tecniche di comuni­cazione impongono, ciascun operatore dell’infor­mazione deve ricordare che il giornalismo perde credibilità non solo per la crisi globale ma anche per la crisi di valori, di identità e di credibilità in cui si dibatte questa professione.

Elio Donno

 Vice Presidente del Consiglio di Disciplina Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti

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