L’informazione sul banco degli imputati
Dopo l’editoriale de L’Ora/Due giornalisti salentiti tra i più esperti commentano e riflettono sugli spunti del nostro direttore.
CREDIBILITÀ/OGNI SANZIONE INFLITTA È UNA SCONFITTA
Il direttore Putignano, nel suo editoriale, ha affrontato un tema tornato di attualità, con un giornalismo non solo urlato ma sguaiato, nel quale si fa a gara a chi trova linguaggi ad effetto, difficile dire se da bettola o da trivio. Certo, ogni professione, per essere tale, deve esprimere principi etico-deontologici con i mezzi associativi ed organizzativi per difenderli; questa esigenza si avverte particolarmente per la professione giornalistica che opera dentro un sistema i cui difetti sono sotto gli occhi di tutti.
E gli strumenti (legge professionale, carta dei doveri, codici etc) non mancano, ma alla base vi deve essere la consapevolezza del ruolo che ha chi trasmette un messaggio sulla carta stampata, in tv o via internet. L’inseguimento dell’audience e dei gusti del pubblico, la comunicazione sempre più urlata, l’omogeneizzazione dello stile del messaggio giornalistico con quello televisivo (fenomeni innegabili e sempre più esasperati, a danno della qualità e della serietà del prodotto) si accompagnano spesso con la deformazione dei fatti e la creazione di eventi che alla fine non esistono; pseudo-fatti cioè oppure fatti deformati in quanto espressi in modo del tutto non corrispondente al vero.
Spesso purtroppo si dimentica che il giornalista deve rispettare, coltivare e difendere il diritto all’informazione di tutti i cittadini e, quindi, ricercare e diffondere ogni notizia o informazione che ritenga di pubblico interesse, nel rispetto della verità e con la maggiore accuratezza possibile. Si, direttore Putignano, i giornalisti devono recuperare i valori e tornare a raccontare i fatti con le tecniche usate dagli storici. Pettegolezzi ed aneddoti non pagano sul piano del prestigio e delle vendite e dell’audience.
L’Ordine dei Giornalisti, in esecuzione di una legge valida per tutti gli ordini professionali, si è dotato di organismi disciplinari autonomi rispetto a quelli amministrativi. Prima, infatti, il controllo deontologico era demandato ai consigli regionali e, in sede di appello, a quello nazionale.
Dall’inizio di quest’anno, in ogni regione, sono stati costituiti dei consigli territoriali di disciplina, autonomi rispetto a quelli elettivi e, in sede di appello, un Consiglio di Disciplina Nazionale, formato da 12 consiglieri nazionali che, per il periodo di svolgimento di tale attività, devono astenersi da ogni funzione amministrativa.
Nei casi di violazioni deontologiche accertate, non sono mancate né mancano le sanzioni disciplinari. Ma ogni sanzione inflitta è una sconfitta per la categoria la quale deve ritrovare i valori antichi di una professione posta a presidio della libertà del cittadino, di ogni ceto sociale e cultura, ad essere correttamente informato. Infatti, dinanzi ad un giornalismo, a volte schizofrenico, anche per i tempi rapidi che le nuove tecniche di comunicazione impongono, ciascun operatore dell’informazione deve ricordare che il giornalismo perde credibilità non solo per la crisi globale ma anche per la crisi di valori, di identità e di credibilità in cui si dibatte questa professione.
Elio Donno
Vice Presidente del Consiglio di Disciplina Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti

















