Pubblicato in: Sab, Set 19th, 2015

L’ipnosi investigativa: strumento di dubbia efficacia

La Dott.ssa Manuela Settimo: in ambito criminologico è un’intervista cognitiva nella quale l’interrogato riesce a concentrarsi sul delitto. 

ipnosi-2

Dott.ssa Setti­mo, cos’è l’ip­nosi?

L’ipnosi è la tecnica suggesti­va per eccellenza ed è una condi­zione tipica caratterizzata da uno stadio intermedio tra ve­glia e sonno, in cui vi è una riduzione delle capacità criti­che, un aumento della sugge­stionabilità e una circoscritta attenzione nei confronti della persona che ipnotizza. Attra­verso l’ipnosi è possibile con­durre il soggetto in uno stato di totale passività che permet­te all’ipnotizzatore di imparti­re un ordine a cui il soggetto obbedirà con totale dedizione ed attenzione.

Vuol dire che l’ipnotizza­to non è più in grado di decidere per sé?

No. L’ipnosi che può esse­re autoindotta o etero indotta non abolisce, ma anzi pro­muove gli stati motivazionali profondi del soggetto il quale difficilmente può essere indot­to a fare qualcosa che con­trasti con tale sua struttura profonda.

A quando risale il primo utilizzo dell’ipnosi?

Ha una lunga storia tanto da poter individuare periodi e tecniche diverse, possiamo distinguere almeno quattro. Il periodo mistico, caratterizza­to dall’uso di rituali ripetitivi con suoni, balli e simbolismi ritmici, monotoni, incessanti; il periodo magnetico o an­che definito mesmerismo dal nome del suo promotore, F. A. Mesmer, che ipotizza il pas­saggio, attraverso opportune tecniche fisiche, di un fluido appunto magnetico dall’ip­notizzatore all’ipnotizzato. Il periodo psicologico, in cui possiamo annoverare Freud e Breuer, si caratterizza per la definizione di stato ipnoide, uno sdoppiamento della co­scienza, una scissione tra con­ scio ed inconscio tipica dell’i­steria. Sia Freud sia Breuer utilizzarono l’ipnosi nel tratta­mento dell’isteria adoperando il metodo catartico, ossia fa­cendo defluire la carica emoti­va inibita, impedendo che essa si manifestasse attraverso altri sintomi disfunzionali. Freud comprese però che il soggetto sotto ipnosi non era in grado di elaborare il proprio vissuto e optò per il metodo psicoana­litico delle libere associazioni. Infine il periodo moderno, as­sociato al nome di Erickson, considera l’ipnosi una condi­zione psicologica e neuro-fi­siologica in cui il soggetto non perde le sue competenze voliti­ve, sempre che il rapporto con l’ipnotizzatore sia improntato su una sincera collaborazione.

12

Perché alcune persone possono essere ipnotiz­zate ed altre no?

Ciò che accomuna le per­sone ipnotizzate è la loro su­scettibilità e suggestionabilità a tale metodo che ha permesso di individuare una scala di ip­notizzabilità ipnotica a sei gra­di: sonnolenza, sonno leggero, sonno profondo, sonno molto profondo, sonnambulismo, post ipnotico. Alcune persone esercitano un maggiore con­trollo su di sé e sull’ambiente esterno, limitando la propria suggestionabilità. Quando ci si trova davanti a soggetti in gra­do di affrontare la trance ipno­tica è anche possibile indurre una amnesia post-ipnotica riguardo a ciò che è accaduto durante la seduta ipnotica.

Viene utilizzata spesso in terapia?

Le applicazioni terapeuti­che sono duplici ed avvengono sotto ipnosi o tramite ipnosi. Una forma di terapia sotto ip­nosi mira alla presa di coscien­za e può avvenire attraverso l’utilizzo di tre metodi: riedu­cazione del comportamento, metodo catartico e ipnoanalisi. La terapia tramite ipnosi inve­ce prevede sedute regressive con induzione di uno stato ip­notico, ossia un peculiare stato di coscienza temporaneo, ca­ratterizzato da una comunica­zione sensoriale tra ipnotista e ipnotizzato in cui viaggiano le suggestioni inviate dal primo che producono il comporta­mento desiderato nel secondo. Possono essere associati di­versi stimoli condizionanti co­sicché il comportamento con­trollato possa essere eseguito anche a distanza di tempo al ripresentarsi degli opportuni stimoli.

Dott.ssa Settimo, in quali­tà di esperto in scienze fo­rensi, pensa che l’utilizzo dell’ipnosi potrebbe es­sere utile alla risoluzione di diversi casi di cronaca nera?

In ambito criminologico viene utilizzata l’ipnosi inve­stigativa, ossia una forma di intervista cognitiva nella qua­le l’interrogato viene aiutato a rilassarsi ed a concentrarsi su­gli eventi collegati all’episodio delittuoso. L’efficacia di tale metodo è dubbia sia per la di­sponibilità suggestiva dell’in­terrogato sia perché non è dato sapere quanto le informazioni fornite possano essere suggeri­te o indotte dall’ipnotista cosa che invece non avviene duran­te un’intervista cognitiva, me­todo da privilegiare per chi si occupa di eventi delittuosi.

Anna Rita Favale

Lascia un commento

XHTML: You can use these html tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

 

Gli articoli più letti