Lo stile architettonico di Mauro Manieri
Tra Ceglie e la Terra d’Otranto/I segni inconfondibili di un artista che ha lavorato a Lecce e in Provincia di Brindisi.
Mauro Manieri (Lecce, 1687 – 1744), scultore e architetto fra i più significativi della prima metà del Settecento in Terra d’Otranto e Ceglie Massapica. Cosa unisce il primo con la seconda? L’architettura, si potrebbe dire, o meglio cinque altari collocati all’interno di quella che un tempo fu la chiesa locale dei Domenicani. L’attribuzione a M. Manieri avviene per via stilistica facendo cioè un confronto con altre opere notoriamente assegnate a questo importante artista salentino. Chi volesse farsi un’idea su M. Manieri basterebbe che considerasse, studiasse, vedesse il palazzo del Seminario in Brindisi, la statua di Santa Irene sulla porta principale della omonima chiesa leccese oppure la facciata principale, con relative statue, della cattedrale di Taranto. Più ancora aiuterebbe vedere il palazzo Marrese a Lecce e i primi due altari (l’uno a destra, l’altro a sinistra) che si trovano entrando nella leccese chiesa del Carmine dove allo stesso autore è stato, come noto, attribuito anche l’altare maggiore. M. Manieri, detto in sintesi, fu uno dei maggiori interpreti di quel modo di costruire che alla sua epoca fu definito “alla moderna”. La chiesa domenicana di Ceglie Messapica è a navata unica con tre profonde cappelle per lato.
Una di esse, quella centrale sinistra, è senza altare in quanto nella sua parete di fondo si apre l’accesso secondario all’edificio dalla strada pubblica. Le cinque cappelle rimanenti ospitano invece sulle rispettive pareti di fondo proprio i cinque altri altari nelle cappelle rimanenti. Di fronte all’altare del Rosario è quello dedicato alla Circoncisione di Nostro Signore. Il secondo a destra è dedicato a San Domenico, il primo entrando a destra attualmente è detto del Crocifisso (il titolo di ogni altare è dettato dalle opere d’arte principali in essi oggi esposte oppure sulla base delle indicazioni forniteci in sede di sopralluogo); di fronte a quest’ultimo infine è quello dedicato a San Tommaso d’Aquino. Gli altari sono riccamente decorati con statue pure colorate raffiguranti i principali santi e sante dell’Ordine Domenicano (e non solo visto che nel primo altare a destra si scorgono in alto due statue l’una di san Francesco di Paola, l’altra sant’Antonio di Padova) e quelli che si fronteggiano sono tra loro pressoché uguali nel rispetto della simmetria generale dello spazio sacro che li ospita.
Fabio A. Grasso

















