“Lo stile è l’uomo”/Parole volgari? No, grazie
Senza assolutamente venir meno alla tolleranza e al dialogo, è necessario un sussulto contro il pericolo d’inerte accettazione di scelte prive di riferimenti fondamentali. Occorre un rinnovato impulso ideale, soprattutto quando, con supponenza autoreferenziale, si propongono modelli e stili di vita che nel nome della libertà e del relativismo propugnano cambiamenti che eludono l’impegno di un autentico carico di responsabilità nei confronti dell’intera comunità.
Nel nome del rispetto verso tutti, è doveroso fare attenzione ai valori profondi della società, per non scadere progressivamente verso il degrado delle fondamentali peculiarità culturali, civili ed etiche. Sono tante le forme di decadenza del lessico sempre più volgare e scurrile, ormai ampiamente diffuso senza limiti nelle trasmissioni televisive e in tanti altri media. Non è tanto questione di turbarsi o sdegnarsi da sprovveduti per le parolacce e le trivialità quanto di rilevare che lo sfoggio di un linguaggio spregiudicato, del quale magari ci si compiace con arroganza, costituisce mancanza di un livello minimo di bon ton nei rapporti interpersonali.
Al di là delle varie e legittime opzioni, il necessario riguardo reciproco deve formare il cuore di ciascuno ed emergere in ogni colloquio. Si potrebbe ricordare la cura medievale per la scelta del volgare della capitale toscana, il compito dell’Accademia della Crusca di accompagnare criticamente, sin dal Cinquecento, l’evoluzione dei vocaboli della lingua italiana, la preferenza del Manzoni di scrivere con cura nel vivo idioma fiorentino, l’attuale compiacenza per la valorizzazione e la rinnovata vitalità del dialetto… Certamente c’è un lessico specifico nei vari ambiti culturali e sociali con il tipico gergo che racconta tipologie di particolari esperienze, come ad esempio avviene in ambito scientifico, sportivo e giovanile.
Chi avalla il linguaggio volgare, magari tenendo presente che il turpiloquio fa aumentare l’audience televisivo, si appella all’efficacia che esso ottiene facendo leva sull’emotività eccitata, sulla spontaneità della comunicazione, su un ostentato atteggiamento cameratesco. È certamente normale che si usi un gergo specifico, multiforme, secondo diversi filoni espressivi, ma è, comunque, imprescindibile non scadere nell’irruenza, nell’intolleranza e nella volgarità. “Lo stile è l’uomo”, sosteneva il Buffon.
Adolfo Putignano


















