Luigia: Anima di Dio, Figlia della Sofferenza
Il 22 maggio scorso il 92° Anniversario della Morte. Intervista a Don Gigi Fanciano, Vice Postulatore della Santa Causa.
“Si aspetta un miracolo ottenuto per sua intercessione per la beatificazione anche se popolarmente parlando esistono fatti inspiegabili attribuibili all’intervento di Luigina”.
C’è una via sicura per la felicità, benché lastricata di pietre aguzze con spine laceranti: vivere l’amore di Dio e del prossimo anche nella sofferenza. Ma la maggioranza dei credenti vi incespica e arretra, non riuscendo a dominarne l’orrore. La via è Cristo stesso e tra i campioni di percorso annovera sicuramente una fanciulla leccese: la Ven.le Luigia Carmela Mazzotta. Figlia primogenita di un povero bracciante analfabeta, che con il suo pur massacrante lavoro a stento riusciva a “sbarcare il lunario”, e di una donna pia e umile, di modesta estrazione sociale, visse tra il 1900 ed il 1922 nella via di Maglie, in un tugurio privo di acqua e luce, adiacente un orto recintato.
La sua esistenza fu umanamente scevra da eventi di rilievo, tranne l’incessante serie di malattie che ne costellarono lo scorrere, accettate, senza masochismo, in preghiera e con fortezza, in spirito di oblazione, penitenza e cristomimesi e con adamantina purezza. Insieme a queste sue virtù caratteristiche, ella praticò in modo pronto, gioioso, costante e per mero amore di Dio tutte le altre. Dice il Vice Postulatore della Causa di Beatificazione di Luigia, don Gigi Fanciano, parroco della chiesa del S. Cuore di Lecce: “Era veramente un’anima di Dio ed ha cominciato a soffrire all’età di 33 giorni. Si ammalò, infatti, di spasmofilia.
A 5 mesi fu affetta da febbri malariche ed intestinali che la tormentarono per 4 anni. Poi, ebbe una dilatazione polmonare, per insufficienza respiratoria seguita poco dopo da bronchite acuta. Il terzo anno scolastico fu colpita da tubercolosi ossea con gonfiori al volto e alle mani e da tracoma agli occhi. Nella seconda infanzia mostrò abito scrofoloso con adenopatie tracheo bronchiali e con spina ventosa prima alla mano destra e poi alla sinistra. Tra gli 11 e i 12 anni fu affetta da lupus volgare alla pinna nasale sinistra per tubercolosi della pelle. La lesione nasale le provocò un’erisipola facciale con febbre e forti dolori.
Fu colpita anche da otite media bilaterale per tubercolosi purulenta, da sordità e da ascessi in varie parti del corpo. Il più doloroso a 14 anni, per l’incipiente carie tubercolare delle vertebre cervicali e nasali. A 18 anni ebbe un attacco di meningite che la tenne sospesa tra vita e morte per 22 giorni; a 19 anni le comparvero un’infiammazione alla gamba destra e ascessi di natura tbc: sottomascellare, all’articolazione del gomito e alle vertebre dorsali; dalla fine di marzo 1921 fu colpita dal mal di cuore e dall’asma accompagnata da crisi con sbocchi di sangue, debolezza crescente e difficoltà respiratorie. E diceva sempre che le sue sofferenze erano niente nel confronto con quelle di Cristo, offrendo tutto per la salvezza delle anime nella devozione al S. Cuore, alla Madonna e a S. Luigi (del quale scrisse le Litanie, approvate da mons. Trama)”.
Don Gigi, può fornirci ragguagli sulla posizione della Chiesa in merito alla Beatificazione di Luigia?
È stata proclamata Venerabile nel 2006 al tempo di mons. Ruppi. Ora si aspetta l’eventuale miracolo ottenuto per sua intercessione, per beatificarla. Questo ancora non sussiste, anche se, popolarmente parlando, parrebbe che per intervento di “Luigina” diversi fatti speciali inspiegabili si siano verificati. Io personalmente non ne sono al corrente. Tranne di uno, il cui attore è morto l’anno scorso, però la Congregazione non lo ritiene utile, perché nel frattempo la persona aveva fatto un po’ di chemioterapia. Nei primissimi mesi del 2000, infatti, Antonio D’Errico fu operato di tumore al polmone. La sera dell’operazione egli in ospedale smaniava nel dormiveglia: aveva un forte dolore alle gambe e non riusciva a prendere sonno.
Entrò nella sua stanza una persona, che si avvicinò al suo letto, mise le mani sotto la coperta e a lui, che si ritrasse per istintivo pudore, disse di non preoccuparsi, perché gli avrebbe fatto un massaggio. Dopo averlo ricevuto Antonio potè trovare sollievo. La mattina seguente chiese alla moglie Anna Maria se fosse stata lei a soccorrerlo la sera prima, ma la donna, negando, asserì, invece, di averlo visto riposare e di aver evitato di disturbarlo. Poco tempo dopo Antonio si ristabilì. In chiesa, si fermò davanti alla tomba di Luigia e ne vide il busto riconoscendovi la persona che era entrata quella volta in ospedale. Per gratitudine tappezzò Lecce con oltre 150 manifesti stampati nella sua tipografia con su scritto: “Grazie Luigia”. Tantissimi altri episodi sono riportati nella Posizio.
Dal punto di vista umano, come ha seguito l’esperienza di Luigia Mazzotta?
Io sono leccese e fiero di esserlo. I miei genitori erano coevi della Mazzotta e ne parlavano spesso come esempio di santità. Ho anche intravisto la sua mamma. Poi, sono diventato Parroco del S. Cuore e con l’occasione il Vescovo mi ha nominato Vice Postulatore della Causa, poiché il postulatore è padre R. D’Amico di Napoli, succeduto a mons. R. Melli, il primo Postulatore dei tempi di mons. Minerva. Personalmente, noto tanto interessamento per “sta piccinna” e noi cerchiamo di tenere aperta la sua casa -cappella, dove si recita il rosario o si fa il pio esercizio della Via Crucis, ma non si celebra la Messa per la carenza di sacerdoti.

















