Pubblicato in: Ven, Mar 13th, 2015

Ma che cosa ci vuol dire Francesco quando parla di “Chiesa in uscita”?

Magistero Petrino/Una formula sulla bocca di tutti. 

È indiscutibile il fatto che davanti a tale espressione si pensi quasi immediata­mente a Papa Fran­cesco che ne ha fatto il filo d’oro del suo magistero petri­no. Non si può certo pensare che si tratti oramai di uno slogan sulla bocca di tutti o che rivendichi l’indole sociale dell’attuale Pontefice, come banalmente spesso si crede. In realtà, a ben vedere, tale “formula” rivela e chiarisce una dimensione costitutiva ed inalienabile della Chiesa che il Papa, con particolare forza, cerca di far rientrare nella consapevolezza dei cattolici. Egli ha provocato un’apprez­zabile ed ormai necessaria reazione a catena nelle varie chiese particolari, che cercano di attualizzare tale dinamismo nel proprio contesto pastorale. Chiesa in uscita, ma verso chi? Si potrebbe subito ri­spondere, tanto per riprendere un “detto” di Francesco, verso le periferie esistenziali. Ma bisogna anzitutto riconoscere che tra queste periferie è stato forzatamente collocato il cen­tro assoluto dell’uomo e della chiesa, Dio. Occorre uscire verso Dio, fondare nuova­mente nell’uomo questo desiderio irrinunciabile nel cammino verso la pienezza di vita. La chiesa ha da rinsal­dare il suo legame nuziale con Cristo, nato nel cena­colo: “Qui è nata la Chiesa, ed è nata in uscita. Da qui è partita, con il Pane spezzato tra le mani, le piaghe di Gesù negli occhi, e lo Spirito d’amore nel cuore” (Omelia a Gerusalemme, 26 maggio 2014). Senza una simile ed unica saldatura della Chiesa a Cristo ogni tentativo nelle pieghe della storia umana sarebbe fallimentare. Eppure, lo stesso Papa Fran­cesco offre le caratteristiche di tale intimità: è un’intimità itinerante, e la comunione “si configura essenzialmente come comunione missiona­ria” (Evangelii Gaudium 23).

Francesco

Qui si aggancia la seconda risposta: Chiesa in uscita verso l’uomo. Proprio in questi primi giorni di marzo, un nuovo discorso del Pontefice ha chiarito le sue idee pastorali: “La strada della Chiesa è uscire per an­dare a cercare i lontani nelle periferie, a servire Gesù in ogni persona emarginata, ab­bandonata, senza fede, delusa dalla Chiesa, prigioniera del proprio egoismo. “Uscire” significa anche re­spingere l’autoreferenzialità, in tutte le sue forme, signifi­ca saper ascoltare chi non è come noi, imparando da tutti, con umiltà sincera” (7 marzo 2015). Quanto noi siamo capaci di questo movimento esoda­le non è ancora purtroppo evidente. La nostra timida fantasia pastorale stenta a pensare forme nuove, ma pur sempre vere e sostanziose, di annuncio ed evangelizzazio­ne. Ancor più fatichiamo ad emulare esempi validi in que­sto campo che potrebbero far rifiorire il Vangelo, sebbene la Parola di Dio abbia il suo corso irrefrenabile. Qui non si tratta di imbastire una lotta tra visioni di Chiesa paral­lele, ma di accettare la sfida della contemporaneità. Quella vigorosa e, a tratti, imperiosa affermazione: Costituiamoci in tutte le regioni della terra in un “stato permanente di missione” non può che diven­tare il programma pastorale di ogni chiesa, comunità o movimento!

Vincenzo Martella

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