“Mai più il nostro silenzio complice e distratto”
La Preghiera del Santo Padre per i Cristiani perseguitati e crocefissi.
Dal 1949 al 1990 il così detto “muro di Berlino” è stato simbolo di una stagione politica ed economica nella quale gli equilibri mondiali erano determinati dal confronto di due sistemi rappresentati dagli Usa e Urss. Dopo l’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre del 2001 è iniziata una nuova stagione segnata da due visioni del mondo in rotta di collisione tra loro, la prima occidentale (cristiana) l’altra islamica (araba). L’islam non è così compatto come molti pensano. Al suo interno è suddiviso in Sunniti e Sciiti in concorrenza tra loro. Lo scontro tra le parti diventa ogni giorno più violento ed è diretto contro le persone e contro le cose. Papa Francesco, il 3 aprile 2015 durante la via crucis al Colosseo, ha pregato per i cristiani “perseguitati e crocefissi sotto i nostri occhi e spesso con il nostro silenzio complice”. Si parla di 350 persone che ogni mese vengono uccise senza un vero perché. Cosa fare? La jihad nel nascente Califfato (Isis) si è resa tristemente nota per le troppe stragi, violenze, distruzioni a danno di inermi ostaggi e minoranze religiose cristiane colpite nei loro luoghi di culto in Nigeria, Kenya, Egitto, Siria, Iran. Hanno subito violenza di morte Copti, Assiri, Ortodossi, Cattolici, Protestanti, gli stessi islamici. Hanno subito violenza anche i beni culturali di antichissime civiltà risalenti al terzo millennio a.C. esistenti su territori a maggioranza islamica. In questo mutamento di stagione politica si è alterato persino il significato di martire. Etimologicamente il martire è un testimone a favore della vita.
La parola martire, ultimamente, ha assunto nell’opinione pubblica una valenza ambigua, terribile, inquietante di significato diametralmente opposto a quello originale. Oggi si tende a sostituire la parola martire con “kamikaze” cioè suicida, opposto quindi a martire come testimone per la vita. Siamo saturi di violenza verbale e fisica senza alcuna distinzione di luoghi, di tempi, di persone. Basta! Abbiamo bisogno di umanità! Una opportunità di riflessione ci viene offerta da papa Francesco con l’indizione del Giubileo appena iniziato. La violenza è nell’aria. Un po’ tutti siamo inquinati che esprimiamo con una violenza verbale molto diffusa, spesso fa spettacolo in televisione, nei campi di calcio, fa capolino in famiglia, nelle aule scolastiche. Cominciamo a smorzare il tono della voce nelle discussioni, ricordando che chi urla di più dimostra di essere a corto di argomenti. Ricordiamo che: Ladro è chi ruba e chi gli tiene il sacco ( = corrotto e corruttore lavorano in società) e che la violenza va a braccetto con la corruzione e con la mafia. Particolarmente odiosa la violenza praticata contro i tanti disperati che affollano le rive del Mediterraneo pronti per partire verso altri lidi. Odiosi sono i così detti scafisti che senza pietà riscuotono il costosissimo prezzo del viaggio della morte. L’invito del vangelo nel Discorso della montagna è rivolto a tutti. L’umanità tutta è compresa in due categorie di persone. La prima è dei poveri in spirito che ha fame e sete di giustizia. La seconda è costituita da ricchi epuloni che sdraiati sul divano si trastullano con l’arpa. Nella situazione finale si invertono i ruoli delle parti, i poveri in spirito sono proclamati beati, mentre per i ricchi epuloni saranno guai! (Mt 5,3-12; Lc 6,20-26) .
Antonio Febbraro

















