Manifatturiero del Salento… Ripresa lontana
Luigi Derniolo: Manca ancora la consapevolezza di riconoscersi come microcentri produttivi da aggregare.
Il 23% della totalità delle imprese artigiane della Puglia “scompare”. È il dato rilevato per l’ultimo trimestre, aprile-giugno 2015, dal monitoraggio del Centro Studi Confartigianato Imprese Puglia. Il Presidente territoriale, che da due anni guida il coordinamento delle attività imprenditoriali del Salento è Luigi Derniolo, 50 anni, di Galatina, già presidente, con esperienza pluriennale, dell’associazione pasticceri salentini. “Nell’arco di vent’anni, ma nell’ultimo decennio in particolare, si è stati spettatori increduli di un lento ed inesorabile crollo a catena di gran parte degli ambiti della nostra produzione”, dichiara con sereno rammarico il presidente Derniolo, il quale ravvisa subito nelle stesse peculiarità del territorio salentino le cause sia dell’implosione economica sia dell’eventuale ed auspicata ripresa. “Certo, il comparto eno-gastronomico rimane una nostra eccellenza, essendo corredato di tutto ciò che è utile a fronteggiare una crisi economica di proporzioni europee. È, infatti, la qualità dei prodotti nostrani la vera risorsa su cui puntare, perché richiesta dai mercati internazionali, attualmente meno interessati dalle quantità emesse dagli apparati produttivi”. Ma perché, invece, il Salento si autodistrugge? Metafora corrispondente ai processi di sviluppo o di crollo concatenati. “Il problema delle aziende che hanno subìto la crisi a livello letale”, commenta Luigi Derniolo, “è stata l’incapacità di creare reti di collegamento, per poter sprigionare la forza propulsiva necessaria quantomeno a sopravvivere e, di conseguenza, a riprendere lo slancio vitale. È mancata, quindi, la preventiva consapevolezza di riconoscersi come microcentri produttivi (40/50 dipendenti), abbisognevoli di aggregazione e di coesione. Ecco allora che un elemento cardine della nostra economia, quale per anni è stato il settore manifatturiero dell’industria tessile, sbilancia significativamente l’andamento dell’intera macchina produttiva”. Ancora sui manufatti dei tessuti e dell’abbigliamento considera che “quando le piccole aziende muoiono, muore tutto l’indotto, ossia l’insieme di fabbriche artigiane che forniscono le parti elementari alle industrie leader, per la realizzazione del prodotto finito.
Quando poi l’attività di un apparato come il tessile è contrassegnata da firme del tenore di Cavalli, Dolce & Gabbana o Ferrè, che in passato hanno attinto manodopera dai nostri bacini, trovandosi questi ultimi in posizione di subalternità, cioè solo con la configurazione di satelliti, è chiaro che la precarietà o la chiusura sono determinate automaticamente o da mutazioni interne gestite in base al marketing di questi colossi di settore, o all’impossibilità che le nostre merci giungano a destinazione entro i tempi richiesti. È noto, infatti, che il territorio sia stato di recente escluso da linee di trasporto come Frecciarossa, è ad oggi completamente isolato dai mercati a medio e largo raggio”. Il Presidente Derniolo esamina inoltre in modo concreto, ma tendente all’ottimismo, la crisi nell’ambito dell’edilizia, individuandone le cause a partire dallo stato d’animo del lavoratore medio, il quale non si avventura, per esempio, nella richiesta di prestiti bancari per l’acquisto di beni immobili, data l’insicurezza, a monte, dei propri introiti, affidati alle sorti di aziende con gravi difficoltà e impedimenti a “mantenere il mercato”. A ciò si aggiunga il blocco da parte delle banche, le quali ricusano di offrire garanzie in ogni caso. “Dove si potrebbe scorgere un timido segnale di ripresa del ramo delle costruzioni?”, incoraggia Derniolo, “Nelle ristrutturazioni di appartamenti di proprietà, attraverso cui reinnescare gli ingranaggi del sistema, convogliando più affluenti in uno stesso canale produttivo”. La soluzione più immediata per dare sollievo economico al Salento, secondo Luigi Derniolo, è insita nel territorio stesso. Essendo attrattiva di un flusso turistico da competizione a livello mondiale, è solo su questo asse che bisogna calibrare tutte le energie disponibili, mediante una strategia di destagionalizzazione, ossia rendendo fruibili le nostre zone in qualsiasi periodo dell’anno, favorendo l’introduzione di capitali esteri ed il conseguente investimento nel Salento.

















