Pubblicato in: Sab, Ott 3rd, 2015

Manifatturiero del Salento… Ripresa lontana

Luigi Derniolo: Manca ancora la consapevolezza di riconoscersi come microcentri produttivi da aggregare.

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Il 23% della totali­tà delle imprese artigiane della Puglia “scompare”. È il dato rilevato per l’ul­timo trimestre, aprile-giu­gno 2015, dal monitoraggio del Centro Studi Confartigia­nato Imprese Puglia. Il Presi­dente territoriale, che da due anni guida il coordinamento delle attività imprenditoriali del Salento è Luigi Dernio­lo, 50 anni, di Galatina, già presidente, con esperienza pluriennale, dell’associazione pasticceri salentini. “Nell’arco di vent’anni, ma nell’ultimo decennio in par­ticolare, si è stati spettatori increduli di un lento ed ineso­rabile crollo a catena di gran parte degli ambiti della nostra produzione”, dichiara con sereno rammarico il presiden­te Derniolo, il quale ravvisa subito nelle stesse peculia­rità del territorio salentino le cause sia dell’implosione economica sia dell’eventuale ed auspicata ripresa. “Certo, il comparto eno-gastronomico rimane una nostra eccellenza, essendo corredato di tutto ciò che è utile a fronteggiare una crisi economica di proporzio­ni europee. È, infatti, la qualità dei pro­dotti nostrani la vera risorsa su cui puntare, perché richie­sta dai mercati internazionali, attualmente meno interessati dalle quantità emesse dagli apparati produttivi”. Ma perché, invece, il Salento si autodistrugge? Metafora corrispondente ai processi di sviluppo o di crollo concatenati. “Il problema delle aziende che hanno subìto la crisi a li­vello letale”, commenta Luigi Derniolo, “è stata l’incapacità di creare reti di collegamen­to, per poter sprigionare la forza propulsiva necessaria quantomeno a sopravvivere e, di conseguenza, a riprendere lo slancio vitale. È mancata, quindi, la preven­tiva consapevolezza di rico­noscersi come microcentri produttivi (40/50 dipendenti), abbisognevoli di aggregazio­ne e di coesione. Ecco allora che un elemento cardine della nostra economia, quale per anni è stato il settore manifat­turiero dell’industria tessile, sbilancia significativamen­te l’andamento dell’intera macchina produttiva”. Ancora sui manufatti dei tessuti e dell’abbigliamento consi­dera che “quando le piccole aziende muoiono, muore tutto l’indotto, ossia l’insieme di fabbriche artigiane che forniscono le parti elementari alle industrie leader, per la realizzazione del prodotto finito.

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Quando poi l’attività di un apparato come il tessile è contrassegnata da firme del tenore di Cavalli, Dolce & Gabbana o Ferrè, che in passato hanno attinto ma­nodopera dai nostri bacini, trovandosi questi ultimi in posizione di subalternità, cioè solo con la configurazione di satelliti, è chiaro che la precarietà o la chiusura sono determinate automaticamente o da mutazioni interne gestite in base al marketing di questi colossi di settore, o all’im­possibilità che le nostre merci giungano a destinazione entro i tempi richiesti. È noto, in­fatti, che il territorio sia stato di recente escluso da linee di trasporto come Frecciarossa, è ad oggi completamente isolato dai mercati a medio e largo raggio”. Il Presidente Derniolo esami­na inoltre in modo concreto, ma tendente all’ottimismo, la crisi nell’ambito dell’edilizia, individuandone le cause a partire dallo stato d’animo del lavoratore medio, il quale non si avventura, per esem­pio, nella richiesta di prestiti bancari per l’acquisto di beni immobili, data l’insicurezza, a monte, dei propri introiti, affidati alle sorti di aziende con gravi difficoltà e im­pedimenti a “mantenere il mercato”. A ciò si aggiunga il blocco da parte delle banche, le quali ricusano di offrire garanzie in ogni caso. “Dove si potrebbe scorgere un timido segnale di ripresa del ramo delle costruzioni?”, incoraggia Derniolo, “Nelle ristrutturazioni di apparta­menti di proprietà, attraverso cui reinnescare gli ingranaggi del sistema, convogliando più affluenti in uno stesso canale produttivo”. La soluzione più immediata per dare sollievo econo­mico al Salento, secondo Luigi Derniolo, è insita nel territorio stesso. Essendo attrattiva di un flusso turisti­co da competizione a livello mondiale, è solo su questo asse che bisogna calibrare tutte le energie disponibili, mediante una strategia di destagionalizzazione, ossia rendendo fruibili le nostre zone in qualsiasi periodo dell’anno, favorendo l’intro­duzione di capitali esteri ed il conseguente investimento nel Salento. 

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