Pubblicato in: Ven, Apr 24th, 2015

Marcelline a Lecce… La Sfida Educativa che viene dal passato

A colloquio con Tamara Gianni del Centro Studi di Milano. 

“IL SEGRETO DEL LORO SUCCESSO? INSEGNARE A STAR BENE NEL MONDO” 

“Hanno anticipato di due secoli l’orientamento generale della formazione didattico-educativa di oggi, che vede l’alunno come persona capace di inserirsi positivamente nel mondo e di dialogare con esso”. 

Tamara Gianni del Centro Studi Marcelline di Milano, intervendo sulla tradizione, modernità e identità delle Marcelline, ha risposto alle nostre domande. 

Qual è la modernità dell’insegnamento delle Marcelli­ne?

Consiste nello stare bene nel mondo. Questo ha anticipato di due secoli l’orien­tamento generale della formazione didat­tico – educativa di oggi, che vede l’alunno in uscita dalla scuola come una persona formata per inserirsi positivamente nel mondo e per dialogare con esso.

Come è nata la casa di Lecce?

Da un travaglio spirituale e da tan­ta preghiera, come annota la Madre in un’espressione sintetica e significativa. Nel testo “Alla prima fonte”, in modo colorito e avvincente, è raccontata l’ac­coglienza che venne riservata alle suore all’arrivo a Lecce da parte delle autorità civili e religiose, ma anche dalla gente comune. Con la Madre erano venute al­cune suore scelte: una Superiora di spes­sore, affiancata da tante giovani pronte, capaci, che formarono il corpo docente Infine, una buona economa, guida sa­piente ed esperta. Occorsero all’opera le spedizioni delle suppettili e l’arrivo di 21 suore dopo un viaggio che vide una tap­pa a Loreto. Madre Marina con grande trasparenza descriveva tutti i timori e le titubanze da cui era stata colta per la fon­dazione, svanite per la ferma convinzione che il Signore la voleva.

marcelline

Qual è il carisma della Marcelline?

Al principio la Marcellinità procede­va dall’educazione della donna per gene­rare un mondo migliore e dalla necessità di maturarla nel suo contesto sociale. Un tempo, le educande generalmente entra­vano nei collegi e si adattavano alla vita delle suore senza prevedere uscite. Diver­samente, il Biraghi pose, in una nuova prospettiva psicologica e sociologica, la figura dell’educando da protagonista. Voleva che le sue educande non fossero avulse dal mondo, ma capaci di naviga­re in esso, con chiarezza, competenza ed umiltà in stato di sana vigilanza difesiva, non per militare nella retroguardia, ma per “avere una lingua da discepolo, che sappia indirizzare una parola allo sfidu­ciato”. È il metodo “benedetto”.

Come entrare nella novità del pro­gresso per non tradire la spinta della tradizione, per tramandare la sua essenza che non è ripetizione pedissequa delle azioni del passa­to?

Restando nella continuità vitale della propria tradizione, fedeli alla ispirazione innovativa di origine, trovando nuove vie di realizzazione di essa.

Pagine a cura di Sonia Marulli

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