Marchi sulla pelle/Cresce nel Salento il popolo dei tatuati
Il fenomeno tattoo/Nessun rischio se ci si affida a persone qualificate. A professionisti che utilizzano.
Dai più ritenuti inutili esibizionismi, gesti senza senso o degenerate mode, i tatuaggi sono oramai ampiamente diffusi tra gente di ogni età, professione e classe sociale. Riviste e tabloid, abitualmente, ci mettono di fronte ad un’affascinante e sempreverde mappa simbolica di quella che è indubbiamente una moda, ma anche qualcosa di più. Li si considera semplicemente disegni, lettere o in alcuni casi veri e propri ritratti fino a quando, chiedendo il perché a chi lo esibisce, ci si accorgei che dietro ad ogni tatuaggio c’è una storia. Sono racconti sulla pelle, racconti che il più delle volte non necessitano delle spiegazioni di autorevoli antropologi e psicologi. Era il 1769 quando il Capitano inglese James Cook, approdato a Tahiti, osservando le usanze della popolazione locale trascrive per la prima volta la parola tattow, derivata dal termine “tau-tau”, onomatopea che ricordava il rumore prodotto dal picchiettare del legno sull’ago per bucare la pelle.
Ma il tatuaggio, utilizzato da vari popoli all’interno di un rito di iniziazione, come segno di devozione, per marchiare criminali e condannati, è una pratica dalle Ma il tatuaggio, utilizzato da vari popoli all’interno di un rito di iniziazione, come segno di devozione, per marchiare criminali e condannati, è una pratica dalle origini antichissime risalente a oltre 5000 anni fa. Che abbia valenza puramente estetica o sia impresso a ricordo di un evento, il tatuaggio vive oggi un momento di grande rinascita che lo libera dalla coltre di pregiudizi cui era ingabbiato da decenni, come ci racconta Luigi. È un desiderio, invece, quello “marchiato” sulla pelle di Dorina, giovane albanese che vive nel capoluogo salentino da oramai dodici anni. Due storie diverse che riportano alcuni tra i significati e le molteplici motivazioni del numeroso “popolo dei tatuati”.















