Marco Fiorillo, l’occhio attento sul paesaggio
Fondazione Palmieri/Dal 10 al 22 dicembre la mostra personale di opere pittoriche.
Il prossimo 10 dicembre, ore 18,30, presso la sede della Fondazione Palmieri Onlus, (ex chiesa del Conservatorio di san Sebastiano a Lecce, Vico dei Sotterranei 1, dietro la Cattedrale) sarà inaugurata la mostra personale di Marco Tommaso Fiorillo. L’esposizione durerà sino al 22 dicembre prossimo. Riassumere in poche battute la produzione artistica di Fiorillo non è semplice. Due diversi aspetti, concetti, temi, sono affrontati in modo particolare nella sua opera, quello della figura umana e quello del paesaggio.
Quest’ultimo sembra di una dirompente attualità. I paesaggi raccontati, disegnati, colorati sono quelli prevalentemente salentini e di questa terra si portano dentro tutte le caratteristiche, che, le ansie, i cieli azzurri, turchini, la dimensione orizzontale e umana della realtà. Parlare, scrivere di paesaggio in questi tempi non è facile per tutta una serie di ragioni che gravitano attorno all’uso, fino ai limiti dell’abuso, del territorio. Disegnare, dipingere, un paesaggio si può, si deve. Dinanzi a questo frenetico evolversi di una realtà umana che sta cannibalizzando il territorio, inteso come la componente più interiore dell’essere umano, l’attività pittorica di Fiorillo pone un freno o meglio si ferma ad osservare e a raccontare.
Si potrebbe fare una foto del paesaggio, è vero, delle presenze forti e rassicuranti dei pini a fungo che si allineano e guidano lo sguardo, si potrebbe fare, ma sarebbe privare quello stesso paesaggio, quella terra, quell’acqua della sua voce e dei suoi sospiri. È un altro modo, un altro mondo, di vedere, di sentire, addirittura un invito a chiedere (e sono cose che ho visto realmente accadere): Dov’è il posto rappresentato in quel quadro? I colori sono luminosi, profondi quelli del mare, quelli che delineano le forme degli alberi, dei volti e lasciano presagire fra lo spazio di una setola e l’altra del pennello tocchi di luce rapidi, quasi tocchi di una inconsistente realtà.
Fabio Antonio Grasso

















