Maria Gallo/Nuove Frontiere per le Poste/In atto una forte revisione delle tante esigenze dei Salentini
Decisioni, queste, che sembrano seguire unicamente un’ottica imprenditoriale legata al guadagno, senza preoccuparsi delle pesanti conseguenze per i residenti. Nella quasi totalità dei casi, difatti, le chiusure sarebbero particolarmente penalizzanti perché trattasi di zone già fortemente in difficoltà per fattori differenti: oltre a considerare la numerosa presenza di anziani, bisogna tener conto che le frazioni sopracitate soffrono da tempo della carenza di altri servizi, quali banche e trasporti. Privarle anche di un presidio importante come quello delle Poste Italiane, vorrebbe dire costringere i residenti a percorrere chilometri per ritirare la pensione o, semplicemente, spedire una raccomandata.
Sin dal primo momento, da parte di sindaci e cittadini si leva un coro unanime contro la chiusura degli sportelli considerati antieconomici. E non è mancato l’intervento di Antonio Gabellone, Presidente della Provincia di Lecce, impegnato a coordinare i sindaci dei Comuni in questione per cercare punti d’incontro con Poste Italiane. Le proposte non sono mancate e alcune convenzioni già in atto potrebbero fare da apripista a collaborazioni che permetterebbero di evitare paventata chiusura dei 18 uffici postali salentini.
A novembre, per gli uffici postali “antieconomici” si è riaccesa qualche speranza. La necessità, per i cittadini che vivono in zone periferiche, di limitare i disagi e, per l’Azienda, di chiudere il bilancio in attivo, sembra finalmente aver trovato un giusto compromesso: sarebbe possibile, infatti, evitare il provvedimento di chiusura concordando con i Comuni la stipula di opportune convenzioni sui servizi, tali da garantire a Poste Italiane un adeguato profitto e, dunque, anche l’autosufficienza economica degli uffici postali in questione.
Pagine a cura di Serena Carbone















