Maria nel Salento/La devozione leccese a S. Maria della Carità
Nella Chiesa di Santa Teresa…
Un antico ed obliato titolo mariano legato ad una singolare vicenda sacrilega riferita da Giulio Cesare Infantino è quello di S. Maria della Carità. Il parroco di S. Maria della Luce racconta che uno sbirro della corte del governatore cittadino, sdegnato per aver perso al gioco nell’osteria in cui si trovava, colpì col suo pugnale l’immagine del Bambino che insieme a quella della Vergine era dipinta sul muro della medesima osteria e che da quel colpo scaturì grande abbondanza di sangue. Lo scellerato, rendendosi conto del grave misfatto e dubitando di esser preso dalla giustizia, tentò di fuggire, ma oscuratasi d’improvviso la sua vista, fu imprigionato e dopo pochi giorni fu fatto morire per impiccagione sulla pubblica piazza ed ebbe arso il cadavere come bestemmiatore.
Il miracolo di quel sangue attirò molti fedeli che, riscattata l’osteria, la trasformarono in cappella, onorando la Vergine che si compiacque di compiere altri miracoli e stabilendovi il Monte della Pietà, che fu la prima banca cattolica di Lecce ed il pio sodalizio del Gonfalone, costituito da gentiluomini che si dedicavano all’assistenza materiale e spirituale dei carcerati e dei condannati a morte. L’Infantino riferisce un altro simpatico prodigio: una devota andando a visitare ed onorare la Vergine nella detta cappella trovò l’accesso bloccato da molte botti cacciate fuori da un magazzino vicino.
Mentre la donna si scusava fra sé con la Vergine di non poter entrare e da lontano si raccomandava a lei, miracolosamente si videro le botti spostarsi da quel luogo per permettere alla donna l’accesso. Rovinata la cappella, nel 1616 fu edificata una chiesa di bella forma essendo Priore della Confraternita il gentiluomo leccese Giovanni Donato Musco (cf. G. C. Infantino, Lecce Sacra, Lecce 1634, pp. 190-192). Quando nell’Ottocento la chiesa fu sconsacrata e trasformata ad usi profani, il prodigioso affresco fu trasportato nella chiesa di S. Teresa dove si trova ancora oggi nascosto in una nicchia del primo altare a sinistra.
Guardando l’affresco, di discreta fattura, si nota facilmente che il Bambino ha una ferita sul fianco ed un braccino inerte. Esso si inserisce nella serie delle immagini “ferite” di cui abbiamo due altri casi nel Salento: a Soleto nel Santuario di S. Maria delle Grazie è conservato un affresco della Vergine sfregiata da un colpo di accetta infertole nel 1568 da un certo Giacomo Lisandri per aver perso al gioco il salario della giornata, mentre a Galatone nel Santuario di S. Maria della Grazia è venerata un’immagine della Vergine con un occhio contuso da un colpo di pietra vibrato nel 1586 da due sciagurati incalliti nel gioco e nell’alcool. Come si può notare le storie relative allo sfregio dell’immagine della Vergine col Bambino hanno caratteristiche comuni e sono finalizzate a stigmatizzare i vizi di quel tempo che sono anche quelli del nostro. Al contempo esse dimostrano che Dio si compiace di manifestare la sua misericordia trasformando le miserie umane in provvidenziali occasioni di fede.
Michele Giannone
















