Pubblicato in: Sab, Mag 10th, 2014

Maria nel Salento/La Luce, la Porta, la Grazia… Vie per la Salvezza

Proseguendo il discorso dei titoli mariani, questa settimana vogliamo parlare dei titoli del­le tre più antiche Parrocchie di Lecce, ciascuno dei quali è associato ad eventi miracolosi attribuiti all’intercessione della Vergine Maria. Il primo titolo è quello di S. Maria della Luce connesso con un episodio prodigio­so avvenuto nel 1466: per intercessione della Vergine un angelo che reggeva tra le mani una torcia accesa apparve sopra una piccola cappella suburbana come segno della cessazione della peste. Subito ingrandita, alla cappella fu dato il nome di S. Maria della Luce.

Ricostruita nel 1593, nel 1606 fu elevata a parroc­chia con lo stesso titolo, che crollata la chiesa, nel 1812 fu trasferito nella chiesa di S. Matteo insieme all’antico affresco. Esso presenta la Ver­gine seduta in trono mentre allatta il Bambino Gesù che reca in mano una rondine sim­bolo della sua Incarnazione, secondo un’interpretazione di Geremia 8,6 e al collo un cornetto di corallo in segno di protezione secondo la concezione medioevale che il corallo tiene lontano il maloc­chio.

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Immagine trecentesca della Vergine, Santa Maria della Grazia, Lecce

Il secondo titolo è quello di S. Maria della Porta dovuto alla contiguità dell’originaria piccola cappella con Porta Na­poli. La cappella fu ingrandita e restaurata nel 1567 a seguito della guarigione miracolosa che la Vergine della Porta operò ad una storpia di nome Laura Macchia attirando sul luogo pellegrinaggi ed elemo­sine. Eretta a Parrocchia nel 1606, la chiesa fu ricostruita in forme neoclassiche dal 1852 al 1858 su disegni dell’architetto Giuseppe Majola, mentre il titolo nel 1998 è stato spostato alla nuova chiesa edificata in via Cavalieri di Vittorio Vene­to.

Il terzo titolo è quello di S. Maria della Grazia legato ad altri fatti miracolosi accaduti sul finire del Cinquecento: la Vergine apparve in sogno ad un orafo di nome Francesco de Mariulis esortandolo a restituire onore e devozione ad una sua immagine che, affre­scata in una piccola cappella, giaceva in stato di degrado e aggiungendo che quale segno di quanto gli diceva avrebbe trovato davanti all’immagine una lampada accesa. Trovato sia l’affresco che la lampada, alla Vergine cominciarono ad accorrere molti fedeli, tra i quali una storpia di Bagnolo chiamata Maria di Raimondo la quale fece voto alla Madon­na che se fosse stata guarita avrebbe servito quella chiesa per tutta la vita insieme con il marito, un certo Apollo­nio Fazzi di Palmariggi. La Vergine le comparve in sogno sotto forma d’una bellissima donna esortandola ad alzarsi in piedi poiché le era stata concessa la grazia. Questo e altri miracoli incrementarono a tal punto il concorso dei fedeli da accelerare il compimento dei lavori della chiesa che, dovuta ai disegni del teatino Michele Coluccio, accolse il miracoloso affresco della Vergine che ancor oggi vedia­mo nella cappella a sinistra dell’altare maggiore. Nel 1958 il titolo parrocchiale fu traslato dall’antica chiesa che sorge di fronte all’anfiteatro alla chiesa periferica di S. Rosa.

Michele Giannone

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