MAURIZIO, VITTIMA DEL TERRORISMO
PARLA LA SORELLA PAOLA…
VENNE UCCISO A ROMA IL 6 FEBBRAIO 1980 IL GIOVANE DI CARMIANO DA GIUSVA FIORAVANTE DEI NUCLEI ARMATI RIVOLUZIONARI.
“Non abbiamo mai considerato vano – racconta la sorella di Maurizio – il sacrificio di mio fratello. Sicuramente ingiusto ma non inutile. Era il suo lavoro, quello, che aveva scelto per se anche se il suo sogno era sempre stato quello di entrare in Aeronautica”.
Maurizio Arnesano è solo una delle vittime di quei gruppi terroristici che negli anni ’80 scuotevano l’Italia. Per Arnesano e chi, come lui, ha dato la vita per il dovere c’è poco spazio nella storia raccontata dai media; una storia fatta da ideologie che finiscono per avere il sopravvento sul loro sacrificio; una storia che li lascia a fare da sfondo ad assassini più illustri e rumorosi. Sono tante le interviste, i libri o i “docu-film” prodotti quasi per riabilitare il nome di chi ha sparato per avere in cambio qualcosa, per un ideale politico o semplicemente per dar seguito a un mandato. Al contrario, a distanza di trentadue lunghi anni dalla sua morte, di Maurizio Arnesano e dalla sua breve vita, son rimaste poche tracce.
Ma noi non vogliamo dimenticare e ci siamo rivolti alla testimonianza della sorella, Paola, da due anni agente della Polizia di Stato della Questura di Lecce, sezione immigrati. La sua voce non riesce a nascondere la commozione dei ricordi mentre, raccontando la sua storia, mostra le foto di quel fratello violentemente strappato alla vita senza avere colpa alcuna. E non c’è rabbia nelle sue parole mentre parla della lettera giunta ai suoi genitori il 13 aprile 2004. È una lettera che Fioravante, l’omicida di Maurizio, scrive dalla sua residenza romana ricordando – come da sue stesse parole – “quel gesto che non sono mai riuscito a perdonarmi del tutto”.
E continua, ringraziando la famiglia per “non esservi aggiunti al coro di coloro che mi maldicevano, non sempre a ragione, dalle pagine dei giornali”. Eppure, ancora una volta, gli Arnesano hanno preferito non rispondere, mostrando dignità e coerenza anche di fronte al dolore della morte.
















