Pubblicato in: Ven, Giu 28th, 2013

Il Caso/Melissa Bassi, oltre la Sentenza

Un esempio di giustizia rapida. Ad un anno della strage alla “Morvillo-Falcone” di Brindisi. 

“Coloro che commettono crimini “insensati”, non ragionano in modo normale, qualcosa ha alterato il loro modo di pensare”. 

arnesano

Talvolta interpretare i processi mentali di un essere umano, risulta essere un’ impresa titanica. Ogni giorno milio­ni di fantasie attraversano il cervello della società intera, ognuna con origini arcane, assurde e deliranti. Capire ciò che il 19 Maggio di un anno fa, spinse Giovanni Vantaggiato a un gesto tanto deplorevole, resta ancora un mistero, sebbene la giustizia abbia fatto il suo corso, nonostante i nodi da sciogliere e i vuoti narrativi da parte dell’imputato. Per capire, quindi, al meglio la dinamica e avere delle rispo­ste ai tanti interrogativi, abbiamo inter­vistato il Dott. Marco Arnesano, crimi­nologo ed esperto in scienze forensi.

Dott. Arnesano, cosa spinge un uomo apparentemente tranquillo a commettere un reato di portata terroristica?

Credo che non esista un unico fattore che possa spiegare il perché di tale gesto. Quello che rende alcu­ni crimini difficili da capire è la loro irrazionalità. Pensiamo all’omicidio: non è l’atto di un individuo “control­lato”, mentalmente stabile, perché co­loro che commettono crimini “insensa­ti”, non ragionano in modo normale qualcosa ha alterato il loro modo di pensare al punto che arrivano a com­mettere reati impensabili.

Il primo impatto che si ebbe in data 19 maggio, fu l’idea di un reato con matrice mafiosa, come mai si è giunti immediatamente a questa conclusione, anzicchè seguire altre piste?

L’idea di matrice mafiosa è stata della gente comune e dell’opinione pubblica perché il 23 Maggio ricorre l’anniversario ventennale della strage di Capaci, e la scuola è intitolata appunto a Giovanni Falcone e Teresa Morvillo (moglie di Falcone). Fin da subito però il Procuratore Motta ha ritenuto, pur usando il condizionale, che l’attentato non fosse di origine mafiosa.

Vantaggiato afferma che il suo obiettivo era il tribunale però a causa dei numerosi controlli si è visto costretto al posizionamen­to degli ordigni nei pressi della scuola. Nell’interrogatorio poi, continua parlando al plurale che non era nei piani causare vittime. Troppe incongruenze e vuoti psicoso­ciali nelle sue affermazioni, per dare credito a tali informazioni; si potrebbe, dunque, pensare che il suo era solo un deterren­te per un fine più grande, magari aiutato da altri complici, per di­mostrare la fragilità di un siste­ma?

Non credo. Vantaggiato in fase di interrogatorio e durante il proces­so ha affermato di aver fatto tutto da solo dichiarando di non voler far del male. Confessione tra l’altro contrad­dittoria perché successivamente in fase istruttoria ha dichiarato di aver fatto esplodere l’ordigno di giorno in modo da avere degli effetti clamorosi. Ha confessato. Ma il vero movente per cui ha compiuto tale gesto risulta ancora oggi essere un enigma. Inizialmente ha parlato di vendetta contro un giudice, poi per motivi economici, e poi per un colpo di testa.

Si potrebbe fare un parallelismo tra il modus operandi di Una­bomber con quello di Vantaggia­to? Entrambi sembrano avere dei tratti in comune molto simili, pertanto è un’opinione azzardata?

Bisogna andare molto cauti. Il caso di Unabomber è irrisolto perché ancora oggi non è stato trovato il vero colpevo­le. Forse…! e non dimentichiamo che ha terrorizzato per dieci anni il Nord- Est Italia con i suoi ordigni che diven­tavano via via sempre più sofisticati. Per compiere gli attentati ha utilizzato quasi sempre il fertilizzante, e succes­sivamente nitroglicerina. Vantaggiato invece ha utilizzato polvere pirica con bombole di gas riempite con zolfo, car­bone e nitrato di potassio. Unabomber trovava in questa sua perversa attività, una forma di gratificazione sostitutiva per colmare la mancanza di soddisfa­zioni di cui è vittima nella quotidianità.

Proprio per questo si presume che sia affetto da un disturbo narcisista di per­sonalità (mostra un senso grandioso di sé, senso esagerato della propria im­portanza), è ipersensibile alla critica e le sue azioni sono mosse da un deside­rio di potere che aumenta attraverso la presenza sui giornali, in un vortice che lo porta a sentirsi, giorno dopo gior­no, sempre più orgoglioso di sé e delle sue “gesta”. Crede di essere speciale e pensa di essere capito solo da persone speciali; approfitta degli altri per rag­giungere i propri scopi e non ne prova rimorso, e soprattutto manca di empa­tia: non si accorge (non riconosce) o non da importanza a sentimenti altrui e non desidera identificarsi con i loro ideali. Io non credo che Vantaggiato sia simile. Vuole far credere di non es­sere normale, di avere qualche tipo di patologia domandando al PM in fase istruttoria quanto tempo resterò qui? Il fatto anche che gli sia stata negata la perizia psichiatrica dice già qualcosa.

Qualche commento sulla senten­za finale?

Siamo solo al primo grado di giu­dizio. Sentenza giustissima. Vantag­giato è stato riconosciuto colpevole sia per l’attentato di Brindisi sia per il tentato omicidio pluriaggravato dell’imprenditore di Torre Santa Su­sanna, Cosimo Parato. Come sempre quando avvengono episodi spiacevoli ci si “dimentica” la vera vittima, con­centrandosi sull’autore che a sua volta diventa “vittima” del sistema. Possia­mo dire che giustizia è stata fatta ma nessuno restituirà alla famiglia Bassi, la sua piccola.

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