Pubblicato in: Sab, Mar 1st, 2014

Memorie di un Reduce/La Battaglia di Sicilia, paura e trepidazione

Dall’8 settembre 1943 al 28 novembre 1944.

È il titolo che Giu­seppe Pennetta, cittadino montero­nese, ha dato al suo inedito diario di guerra donato post mortem, all’Archivio Storico della Parrocchia “Maria SS. Assun­ta” di Monteroni. Il diario ci permette di conoscere la storia, i sentimenti, le preoccupazioni e le paure di un uomo e di un combattente, coinvolto in un grande e drammatico evento: l’Armistizio dell’8 settembre 1943. Una microstoria narrata minuziosamente come tante al­tre ugualmente vissute ma non scritte.

Pippi

Pippi Pennetta decise di riportare le sue vicissitudini militari a decorrere proprio da quella data e non prima, considerato che già da tre anni era in forza nel Battaglione Carristi di stanza nell’Isola di Rodi non solo in quanto spinto dalla lontananza della Patria e della famiglia, ma soprattutto perché quel fatidico giorno sentì calpestato il suo orgoglio di cittadino italiano e provò la vergogna del tradimento di Badoglio, il quale accordando­si con il nemico, all’insaputa dell’alleato tedesco, suscitò l’i­ra di questi ed il disprezzo de­gli anglo-americani generando gravi e drammatiche ricadute sul popolo italiano. Leggiamo intanto la parte iniziale del suo racconto-testimonianza.

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Da oltre tre anni prestavo servizio sull’isola di Rodi Egeo presso l’unico Battaglione Carristi che presidia­va la più grande isola del Dodecaneso italiano. In tutto questo periodo avevo sempre seguito con ansia gli av­venimenti su tutti i fronti e specialmente quando si era delineato sicuro un isolamento durante la campagna di Grecia, isolamento che mi fece provare per la prima volta il dolore e la trepidazione della separazione dalla Patria e dalla famiglia. Nel luglio 1943 giunse sull’iso­la una grande unità tedesca equipaggiata abbastanza bene che prese posizione definitiva in molti capisaldi dell’isola.

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Dopo il 25 luglio vedemmo però i tedeschi occupare sempre più importanti capisaldi difensivi contro eventuale sbarco, si diceva, ma in realtà il loro atteggiamento e trattamento verso i reparti italiani, tradivano sempre più manifestatamente le loro reali intenzioni. Le notizie che giungevano dal fronte sicilia­no e dall’Italia erano poco chiare ed oltremodo gravi. La situazione si prospettava molto tetra e difficile. Nel settembre ’43 il reparto carristi era accampato sulle colline che costituivano le cinture esterne del caposaldo di Psito.

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Io la sera dell’otto, consumato il consueto rancio e ultimato di scrivere alcune lettere, mi ero allontanato di poco dal mio reparto ed insieme ad un amico, mio paesano, discutevo sulla situazione che si creava in Italia con la battaglia di Sicilia, che, per quello che noi sapevamo, era andata molto male. Il mio amico, che prestava servizio presso il comando di un grande reparto, mi informava anche di altre notizie da lui apprese, notizie che mi turbavano alquanto. Si diceva che il governo italiano era in contatto con gli alleati per una resa incondizionata. Quale sfacelo!”. 

Servizio a cura di Salvatore Tornese

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