Memorie/Nicola Riezzo… Una vita santa nel quotidiano
La figura del Vescovo squinzanese, già Servo di Dio, in un’opera collettiva curata da Emilio Filieri.
Salento, terra di santi. Non iperbole, ma assioma. Lo testimoniano le fonti storiche locali, che attestano lungo il corso dei secoli il passaggio di “orme sante” sul nostro territorio. E quello del Servo di Dio mons. Nicola Riezzo è stato una continua levitazione che non nella terra, ma nell’animo di chi lo ha conosciuto ha tracciato solchi profondi, pregni della sua umanità.
“Una vita santa nella quotidianità” è il titolo del volume curato da Emilio Filieri, che “mette la lampada sopra il lucerniere”, cucendo insieme le esperienze, gli studi e i ricordi che amici e colleghi riportano del pastore già riconosciuto santo dal popolo.
L’INFANZIA, LA VOCAZIONE
Quali sono le origini di mons. Riezzo? Un affondo intriso di storia, ma addolcito da venature narrative, è affidato alla sapiente penna da giornalista che anima gli scritti di Beppe Longo. “L’infanzia e la fanciullezza di Nicola Riezzo trascorsero nella serenità di una famiglia che aveva un rapporto intenso con la pratica religiosa, impressa soprattutto dalla presenza in famiglia di un saggio e buon sacerdote. La sua formazione avvenne non solo in casa di papà Pacifico e mamma Oronza, ma anche in casa degli zii paterni Michelina e don Vincenzo Riezzo, due persone che avevano deciso di dedicare e consacrare la loro esistenza alla vita religiosa.”
Una famiglia, quella di “Nicolino”, che traeva vita e sussistenza dal lavoro dei campi, di cui era possidente. Nicolino era gracile fisicamente, ma volitivo e forte nel carattere. Nonostante l’interesse affascinato per la liturgia, che lo induceva a seguire fedelmente lo zio sacerdote in ogni celebrazione dove, come chierichetto, serviva all’altare, non ricusava tuttavia di prestare la sua collaborazione fattiva al lavoro nei campi o alla “bottega del vino” del papà. Questi, però, diventò il suo fermo oppositore, una volta manifestato il desiderio di entrare in seminario. Vinse la santa ironia con cui il ragazzo deviò ogni tentazione di venire a contrasto con il genitore e, così, ne guadagnò il consenso.
MARTIRE NEL QUOTIDIANO
L’eroicità delle virtù del Servo di Dio illumina con impressionante costanza la sua esistenza ordinaria, lo rileva il Nunzio Apostolico Luigi Pezzuto. La percezione del Divino gli consentiva di vivere ogni attimo nell’affidamento totale a Dio; la sua umiltà, frutto di profonda fede, azzerava qualsiasi possibilità di ribellione. Lo sguardo continuo al Trascendente non sminuiva, ma potenziava la sua osservazione informata di carità verso la richiesta, tante volte implicita, della sua gente, come descrivono l’arciprete don Nicola Macculi e il sindaco Cosimo Miccoli, affiancati dal commosso e ammirato ricordo di un allievo ora sacerdote, don Nicola Giordano: “In classe entrava in silenzio, non richiamava mai nessuno, attento porgeva la dottrina assimilata e approfondita in camera davanti al leggio, dove era la sua prima fonte di adorazione e di fede professata e vissuta”.
Mons. Luigi Manca cede la parola all’Arcivescovo di Otranto nel primo giorno del suo servizio pastorale in quella diocesi, il 28 aprile 1969, stigmatizzandone la grandezza d’animo congiunta alla mitezza e alla semplicità: “…teniamoci uniti in una grande famiglia, e camminiamo insieme compattamente nell’unica via che conduce al Paradiso; è lì che ci aspetta l’amico Gesù, è lì che ci aspetta la mamma celeste, Maria Santissima: vi affido a Lei, vi affido a lei, sempre!”.


















