Messa Crismale/Consacrati… Mandati…
BELLEZZA E GRAVITÀ DELLA MISSIONE
Fortificati, rinvigoriti e sostenuti dallo Spirito che ci ha consacrati dobbiamo avvertire la bellezza e, nel contempo, la gravità della missione che ci è stata affidata invocando, contemplando, ascoltando quanto il Signore ci consegna della sua Parola da donare, consapevoli e convinti che abbiamo “la bellissima e difficile missione di unire i cuori che si amano. Quello del Signore e quello del suo popolo” (EG 143). Quando la Parola è proclamata alla santa assemblea convocata, noi che di questa parola siamo stati costituiti annunciatori, non dobbiamo dimenticare che durante il tempo dell’annunzio “i cuori dei credenti fanno silenzio e lasciano che parli Lui. Il Signore e il suo popolo si parlano in mille modi direttamente, senza intermediari” (LG 143).
La Parola che portiamo ai fratelli:
– deve annunziare sempre ‘l’amore salvifico di Dio’;
– non deve imporre la verità;
– è fonte di gioia e invito a un impegno deciso e forte che non si lascia intristire dalla fatica e dalle pene di ogni giorno;
– chiamati inoltre “a fasciare le piaghe dei cuori spezzati” (Is 61,1), Papa Francesco ci mette in guardia dall’accondiscendere “ai fatalismi e alle pusillanimità”.
LA PAROLA, FONTE DI OGNI GIOIA
Non possiamo non aiutare i molti che chiedono a noi il balsamo della consolazione, “a volersi curare, a rialzarsi, ad abbracciare la croce”, a non cedere alla tentazione che fa morire o impone il silenzio alla speranza, che si condannano o, forse molto più spesso, sono condannati a tirare i remi in barca. Gesù ci manda a proclamare la libertà ai prigionieri. Troppe, insidiose, malefiche, mascherate, camuffate le trappole che insidiano la nostra libertà.
Schiavizzati dal denaro, da una cultura spersonalizzante che ci cattura con le sue conquiste di libertà che non azzerano i valori etici fondanti che normano la nostra stessa identità, che tenta di sminuire in un’assurda e innaturale identità di genere l’irrinunciabile ruolo del padre e della madre, la Parola di Dio è libertà, è affrancamento anche da queste nuove schiavitù spesso sbandierate e reclamizzate come conquiste di libertà.
PROCLAMARE LA LIBERTÀ AI PRIGIONIERI
Solo la parola di Dio è in grado di sottrarci alla vera schiavitù, quella del peccato, della incapacità a fare della nostra vita e delle nostre scelte, una lineare e coerente fedeltà al progetto che la sequela di Cristo domanda a tutti noi. Guardandoci attorno, soprattutto in questo difficile momento storico , scopriamo i prigionieri e gli schiavi dei nostri egoismi, delle nostre insensibilità, delle nostre assenze, se non dei nostri rifiuti a farci carico delle attese dei poveri, degli odierni cercatori di pane materiale sempre più in aumento.
A loro deve giungere la parola del profeta che Gesù fa sua nella sinagoga di Nazaret: “lo Spirito del Signore mi ha mandato a proclamare ai prigionieri la gioia” (Lc 4,18). Una parola che deve liberarli dalla schiavitù della miseria perché i discepoli di Cristo sanno che a loro, attraverso una carità solidale, è demandato la lotta per allentare le spire soffocanti e affamanti di quella ingiusta forma di schiavitù che è la fame.
LA FEDELTÀ, GARANZIA DELL’ANNUNZIO
L’oracolo di Isaia si compie in Gesù che non solo spiega ma attualizza in sé la parola di Dio. Per i poveri, i prigionieri, i ciechi, gli oppressi, è Lui la parola vera ed efficace della salvezza. Lui la attualizza, la compie. Non è una semplice profezia per il futuro. è l’oggi di Dio nella nostra storia. Dunque la parola risuonata in questa santa assemblea oggi si compie ancora una volta per tutti noi. E il dono dello Spirito consacrandoci ci invia ad annunziare la gioia dell’anno di grazia del Signore.
Cari fratelli presbiteri, ancora una volta il dono dello Spirito ci costituisce e consacra per la missione e l’annunzio. è la nostra priorità assoluta. In questo annunzio dobbiamo vivere e mostrare la passione, l’amore forte e intenso per Cristo, per la sua parola, per la comunità che il Signore ci affida. Deve essere chiaro a tutti noi che la credibilità dell’annunzio scaturisce dalla fedeltà personale, dalla testimonianza, dall’operosità e dal quotidiano, intenso, gratuito servizio al Vangelo del Regno.



















