Michele Mincuzzi, la vertigine del sogno
Cento Anni/Numero monografico di “Quaderni di Studi”, la rivista dell’ISSR di Lecce.
“Il problema del sud anche come problema di Chiesa rappresentava per il Vescovo sin dall’esordio del suo Sacerdozio un motivo di impegno e di provocazione al cambiamento”.
L’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Lecce, in concomitanza con il Centesimo anniversario della nascita dell’Arc. Michele Mincuzzi il numero 13 della rivista “Quaderni di Studi” dal Titolo “Te Christe Solum Novi. Scritti di Mons. Michele Mincuzzi sui periodici diocesani ‘L’Ora del Salento’ e ‘Rosso di Sera’ nel centenario della nascita” a cura di Lorella Ingrosso. Pubblichiamo la presentazione di Maria Rita Verardo Romano.
Grande è la gioia nel celebrare insieme al nostro Arcivescovo mons. Domenico D’ambrosio e a tutta la Chiesa di Lecce i cento anni dalla nascita di mons. Michele Mincuzzi! La pubblicazione di alcuni suoi scritti, del suo testamento spirituale e della relazione commemorativa di Fulvio De Giorgi che efficacemente ci aiuta a ripercorrere i tratti più salienti del suo Episcopato, vuole contribuire a vieppiù diffondere il profilo di un Pastore dal quale tutti siamo stati spiritualmente arricchiti.
Che poi l’evento si collochi nell’Anno della Fede voluto da Benedetto XVI e nell’ anno di Papa Francesco non è soltanto una coincidenza temporale ma, per via della straordinaria attualità e modernità del pensiero di Mincuzzi, assume un significato ecclesiale di grande rilievo, sol che si guardi ai tanti punti di consonanza con il nuovo cammino della Chiesa Universale di Papa Francesco. Mi trovavo insieme ai tanti fedeli che gremivano la cattedrale la sera del 5 aprile 1981 per la solenne Messa di ingresso quando il nuovo Vescovo con voce forte e vibrante ebbe a scandire le parole: “chi vorrà superare le prove si prepari a credere nell’impossibile, nell’utopia che è la viva, sconcertante e dolcissima Persona di Gesù”.
Ricordo che tra tutti i presenti passò come una scossa, si avvertì sin da quel primo momento il fremito del cambiamento che stava per sconvolgere il nostro modo di vivere nella Chiesa di Lecce. Nelle linee programmatiche dell’azione pastorale di Mincuzzi è già racchiuso in anteprima tutto il senso del suo magistero: il primato della Comunione, l’appello accorato a non essere isolato da quella che temeva potesse essere “una prigione dorata”; il richiamo al radicalismo evangelico; l’avvertimento contro ogni assuefazione allo scopo di non separare Vangelo e vita ed infine un’accorata richiesta di amicizia. A noi laici di Azione Cattolica non faceva che rivolgere pungolanti sollecitazioni a “fare”, a dare prova di segni concreti della nostra presenza nella Chiesa e nel mondo soprattutto a favore degli ultimi.
Come non ricordare. ’esperienza esaltante di quel “Natale diverso” del 1984, all’insegna di una festa alternativa al solito consumismo che ci fece aprire gli occhi sulle cause del malessere di tanti nostri fratelli in quel periodo. Eppure, nonostante la ricorrente proposta di una forma di vita “tutta impostata sui paradossi, sulle follie, sulle supreme ingenuità evangeliche” (v. L’ora del Salento del 24/6/1981 p. 8), il parlare e l’agire di mons. Mincuzzi erano sempre carich di una Speranza forte che non delude.
















