Pubblicato in: Gio, Giu 27th, 2013

Michele Mincuzzi, la vertigine del sogno

Cento Anni/Numero monografico di “Quaderni di Studi”,  la rivista dell’ISSR di Lecce. 

“Il problema del sud anche come problema di Chiesa rappresentava per il Vescovo sin dall’esordio del suo Sacerdozio un motivo di impegno e di provocazione al cambiamento”. 

L’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Lecce, in conco­mitanza con il Centesimo anni­versario della nascita dell’Arc. Michele Mincuzzi il numero 13 della rivista “Quaderni di Studi” dal Titolo “Te Christe Solum Novi. Scritti di Mons. Michele Mincuzzi sui periodici diocesani ‘L’Ora del Salento’ e ‘Rosso di Sera’ nel centenario della nascita” a cura di Lorel­la Ingrosso. Pubblichiamo la presentazione di Maria Rita Verardo Romano.

Grande è la gioia nel celebrare insieme al nos­tro Arcivescovo mons. Domenico D’ambrosio e a tutta la Chiesa di Lecce i cento anni dalla nascita di mons. Michele Min­cuzzi! La pubblicazione di alcuni suoi scritti, del suo testa­mento spirituale e della relazi­one commemorativa di Fulvio De Giorgi che efficacemente ci aiuta a ripercorrere i tratti più salienti del suo Episcopato, vuole contribuire a vieppiù dif­fondere il profilo di un Pastore dal quale tutti siamo stati spiri­tualmente arricchiti.

libro mincuzzi

Che poi l’evento si collochi nell’Anno della Fede voluto da Bene­detto XVI e nell’ anno di Papa Francesco non è soltanto una coincidenza temporale ma, per via della straordinaria attualità e modernità del pensiero di Mincuzzi, assume un significa­to ecclesiale di grande rilievo, sol che si guardi ai tanti punti di consonanza con il nuovo cammino della Chiesa Univer­sale di Papa Francesco. Mi tro­vavo insieme ai tanti fedeli che gremivano la cattedrale la sera del 5 aprile 1981 per la solenne Messa di ingresso quando il nuovo Vescovo con voce forte e vibrante ebbe a scandire le parole: “chi vorrà superare le prove si prepari a credere nell’impossibile, nell’utopia che è la viva, sconcertante e dolcissima Persona di Gesù”.

Ricordo che tra tutti i presenti passò come una scossa, si av­vertì sin da quel primo momen­to il fremito del cambiamento che stava per sconvolgere il nostro modo di vivere nella Chiesa di Lecce. Nelle linee programmatiche dell’azione pastorale di Mincuzzi è già rac­chiuso in anteprima tutto il sen­so del suo magistero: il primato della Comunione, l’appello accorato a non essere isolato da quella che temeva potesse essere “una prigione dorata”; il richiamo al radicalismo evan­gelico; l’avvertimento contro ogni assuefazione allo scopo di non separare Vangelo e vita ed infine un’accorata richiesta di amicizia. A noi laici di Azione Cattolica non faceva che rivol­gere pungolanti sollecitazioni a “fare”, a dare prova di segni concreti della nostra presenza nella Chiesa e nel mondo so­prattutto a favore degli ultimi.

Come non ricordare. ’esper­ienza esaltante di quel “Natale diverso” del 1984, all’insegna di una festa alternativa al solito consumismo che ci fece aprire gli occhi sulle cause del malessere di tanti nostri fratelli in quel periodo. Ep­pure, nonostante la ricorrente proposta di una forma di vita “tutta impostata sui paradossi, sulle follie, sulle supreme in­genuità evangeliche” (v. L’ora del Salento del 24/6/1981 p. 8), il parlare e l’agire di mons. Mincuzzi erano sempre carich di una Speranza forte che non delude.

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