Michele Mincuzzi, la vertigine del sogno
E’ su questa base che Egli volle “Rosso di Sera” come strumento di “stimolo alla speranza, alla fiducia, al coraggio, all’impegno” e come coscienza critica nella lettura dei segni dei tempi. I giovani che mons. Mincuzzi chiamava “i nuovi ultimi” abitavano al centro delle sue premure di Pastore: ritorna di drammatica attualità la sua parola, quando afferma “la disoccupazione è una peste che oggi colpisce particolarmente la gioventù” (v. messaggio nella Giornata per le Migrazioni, febbraio 1985). Indimenticabile per alcuni di noi è stata l’esperienza di Chiesa che ci invitò a vivere insieme nei giorni del convegno di Loreto.
In quel contesto è rimasto documentato l’intervento audace e critico del Pastore che ha sempre richiamato la Chiesa italiana a risolvere la questione meridionale: il problema del Sud anche come problema di Chiesa rappresentava per Don Michele Mincuzzi sin dall’esordio del suo sacerdozio un motivo di impegno e di provocazione al cambiamento. Da Vescovo poi ha dato voce più volte alla profonda sofferenza per quanti sono costretti a causa della “omissione degli epuloni della cultura” a rimanere nel grigiore dell’ignoranza religiosa, culturale e politica.
Orbene, riflettere attraverso i suoi scritti sulla parola profetica di mons. Mincuzzi ci aiuterà ad “Attraversare la porta” e ad animare “Comunità che scaldano il cuore” secondo il desiderio del nostro Pastore di oggi l’Arcivescovo Mons. Domenico D’ambrosio al quale siamo immensamente grati per aver sostenuto e voluto la celebrazione di questo Centenario.
Per proseguire insieme nel cammino della Chiesa di Lecce vogliamo accogliere l’originario invito di Mons. Mincuzzi a “provare la vertigine del sogno in un mondo diverso, trasformato, più giusto, più fraterno … per cercare e trovare Dio”. Questo è l’augurio che ci vogliamo rivolgere guardando al futuro della nostra amata Comunità ecclesiale e di tutta la nostra gente salentina.















