Pubblicato in: Dom, Mag 26th, 2013

Mons. Achille Doriguzzi a mezzo secolo dalla morte

Arcidiacono del Capitolo Cattedrale…

A mezzo secolo dalla morte di mons. Achille Doriguzzi (28 giugno 87 – 17 maggio 1963). Mons. Achille Doriguzzi fu per lunghi anni segretario di mons. Gennaro Trama, in­dimenticabile nostro Pastore per oltre un quarto di secolo (1901-27), predecessore im­mediato di mons. Alberto Costa.

Scorrendo la pagina a lui dedicata nel libro del clero di Curia, troviamo l’elenco delle cariche ricoperte dal Nostro nei suoi cinquant’anni di servizio accanto ai tre Vescovi diocesani. Non è disagevole distinguere una prima parte di apostolato giovanile, dalla seconda che si riferisce all’età matura. In quella leggiamo: direttore di ricreatorio, con sede nella cripta del Duomo; vicese­gretario del vescovo Trama (1911-15), poi dal novembre di quest’anno segretario; quando il suo venerabile predecessore mons. Raffaele Delle Nocche poi Arcivesco­vo di Tricarico è promosso Rettore nel Seminario Regio­nale Pugliese.

Docente di religione nelle me­die statali, assistente diocesa­no della gioventù femminile; direttore diocesano delle opere missionarie. In questo secondo quarto di secolo sacerdotale, oltre che nell’ufficio di Vica­rio Generale, lo troviamo nel Tribunale come Difensore del Vincolo e Promotore di Giu­stizia; ma soprattutto nel Capi­tolo Cattedrale in prosieguo di tempo come canonico, cantore (vice presidente) ed infine Arcidiacono (Presidente) nel settennio ultimo di vita.

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Delegato vescovile negli anni dell’Episcopato di Minerva. Una parola in più vorremmo spendere per i suoi venticin­que anni (38-63) di rettorato nella chiesa di S. Antonio di Padova (vd di S. Giuseppe) nei pressi di piazza s. Oronzo, cuore pulsante della Lecce storica. In special modo dal ’40 in poi quando alla vigilia della guerra la rettoria anzi­ detta tornò al posto di prima, ora inserita nel nuovo palazzo della Previdenza Sociale, secondo i criteri artistici del tempo.

Quivi restaurò tutti gli altari, riordinò il culto sospeso per un biennio, promuovendo i primi venerdì del mese, i cinque sabati di Fatima e naturalmente le celebrazioni giuseppine e antoniane di quel tempio. Con volontà testamentaria lasciò i tanti ricchi paramenti liturgici alla chiesa anzidetta. Altro ricordo particolare di lui è quello della presenza determinante nella preparazio­ne e celebrazione del XV Con­gresso Eucaristico Nazionale (aprile-maggio del ‘56) che gli meritò la prelatura romana. Vedendolo in un retrospettivo sguardo di sintesi, potremmo definirlo esigente e severo; ma al tempo stesso pio, pa­terno e prudente: nel governo pastorale e nella direzione spirituale.

A mo’ di conclusione lo scri­vente ricorda di aver ricevuto in morte di lui un breviario in due volumi rilegati in oro che egli usò solo poche volte nel breve periodo della riforma liturgica giovannea di metà novecento, ben presto sosti­tuita dalla definitiva riforma conciliare di Paolo VI all’inizi degli anni settanta. Simbolico ed eloquente ricor­do di un decennio pastorale trascorso insieme in curia ed in chiesa, quando l’amore per la liturgia legò operativamen­te maestro e discepolo. Ricor­do che ora si accende di una luce più vivida a cinquant’an­ni di distanza.

Oronzo De Simone

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