Mons. Filograna/“Gli giunga il mio grazie e la mia preghiera”
Gli auguri dell’unico Vescovo consacrato da mons. D’Ambrosio…
Il mio cuore trabocca di emozione nel testimoniare oggi, con profonda gratitudine verso il Signore, il dono di aver collaborato per alcuni anni con mons. D’Ambrosio nel ministero pastorale nell’amata Chiesa di Lecce. Tanti ricordi ed emozioni si affollano nella mia memoria e tanti sentimenti affiorano nel mio cuore. Innanzitutto compare, quasi spontaneamente, nella mia mente l’immagine evangelica del Buon Pastore alla quale Gesù ha voluto fare riferimento. Il Vangelo ne ha tracciato i compiti e i tratti caratteristici: condurre le pecore camminando innanzi a loro, guidarle nei luoghi dove possono trovare cibo, difenderle dagli attacchi delle belve, fino a dare la propria vita per loro. Con l’icona del buon pastore, il Signore ha voluto descrivere l’immagine della sua missione terrena e racchiudere il significato dell’intera storia della salvezza. Mons. D’Ambrosio incarna sapientemente questa icona evangelica: un pastore buono e fedele, un uomo saggio che non ama apparire ma che cerca sempre il bene dei fedeli a lui affidati. L’esempio di tanti vescovi santi insegna che la grandezza di un pastore non si misura con la quantità e l’importanza degli scritti e delle opere, ma con la capacità di far fruttificare nelle anime il seme inesauribile della santità. Compito del Vescovo è arricchire la coscienza dei fedeli e suscitare in essi il desiderio di santità e di apostolato. L’influsso che mons. Domenico ha esercitato nella mia vita e, penso, nella Chiesa di Lecce, non sta tanto nei suoi scritti, peraltro profondi, ma nel quotidiano esempio della sua vita conformata al modello di Cristo, pastore e vescovo delle anime, vita instancabilmente spesa per il bene della nostra diocesi. Dopo le dimissioni di mons. Ruppi per raggiunti limiti di età, si era in attesa della nomina del successore e diversi erano i nomi che circolavano tra noi preti, come è naturale che accada in tali circostanze. Quando la nomina del S. Padre è giunta a noi, ho sentito il dovere di ringraziare il Signore per la scelta; una persona che non conoscevamo, ma della quale il cuore ci diceva essere l’uomo giusto mandato da Dio per noi e per questo nostro tempo. Nel giro di poche ore, insieme con gli altri vicari episcopali, ci siamo recati a Manfredonia per porgere il nostro filiale ossequio. Non posso dimenticare il primo incontro. Egli mi chiedeva continuamente informazioni sulla diocesi e mi domandava da quanto tempo fossi collaboratore di mons. Ruppi.
Senza che io ne fossi consapevole, da quel momento iniziava quella stretta collaborazione che ha inciso ed ha segnato profondamente la mia vita. Lavorando con lui, ho percepito la fiducia di fondo che riponeva in me, anche se questo non è bastato per stemperare una certa ansia, trovandomi di fronte a una figura straordinaria e desiderando fortemente collaborare nel modo più fedele possibile. Sin dal primo giorno del suo ingresso in diocesi mi sono affezionato, perché ho potuto cogliere subito le sue doti di padre premuroso, capace di amare tutti. Ho ammirato la sua lunga esperienza pastorale e la capacità di relazionarsi con le persone, tipiche di un pastore dal cuore grande. Parlare con lui significava ricevere tanta forza ed entrare subito in sintonia; il suo sguardo e i suoi consigli permettevano di scoprire tanti particolari della sua affabilità e della sua disponibilità. Di fronte alle difficoltà o alle circostanze più complicate, non l’ho visto mai perdere la visione soprannaturale e il sereno abbandono alla volontà di Dio. Ho capito che la ragione della sua esistenza, il centro delle sue giornate e il nucleo del suo lavoro stavano nella sua preghiera e nel suo amore appassionato a Cristo e alla Chiesa. Mi ha sempre colpito la virtù della semplicità e dell’umiltà: mentre mi sentivo piccolo davanti a lui, nello stesso tempo mi sentivo incoraggiato, perché egli era profondamente convinto che Dio realizza le cose più grandi con i più piccoli tra gli uomini. Sono queste le ragioni per cui tanti amici gli vogliono bene, le motivazioni per le quali i Papi San Giovanni Paolo II prima, e Papa Benedetto e Papa Francesco dopo, lo stimano tanto. Non avrei mai immaginato che questa collaborazione sarebbe potuta finire trasformandosi in fraterna comunione nel collegio episcopale e spirituale. A mons. Domenico D’Ambrosio il mio grazie e la mia preghiera.
+ Fernando Filograna

















