Mostra a Lecce/Luce e Forza tra tele e sculture
Prosegue la Rassegna “Punto a sud-est Arte” alla Galleria “F. Foresta”. Personale di Mauro Sances.
Ancora un appuntamento di pregio a Lecce alla Galleria “Francesco Foresta” dove fino al 7 dicembre si ha l’occasione di proseguire la conoscenza con gli artisti ospitati ne la Rassegna punto a sudestArte a cura di Ester Annunziata e Lorenzo Madaro. Fil rouge della rassegna il legame con la Puglia non certamente declamato ma variamente sotteso al lavoro spesso inedito degli artisti invitati, ciascuno portatore di uno specifico linguaggio personale e contemporaneo. Maria Neve Arcuti ha curato la personale di Mauro Sances. Cities Siti – città – spazi – tempi di visione osservata e declinata, analizzata e rarefatta. Immediatamente si percepisce la sovrapposizione concettuale e la sottrazione figurativa: sciabolate di colore apparentemete astratte si intersecano a obliquità cromatiche richiamando tratti grafici variamente orchestrati per direzioni e colori. Ma gli spazi sono i luoghi del vissuto contemporaneo e soltanto prendendo letteralmente le distanze e le misure dalle tele, si ravvisa il procedimento di semplificazione dell’immagine che travalica il dato reale, la citta fotografata dall’alto, per sconfinare nell’immaginario che interviene quando nella mente e nella memoria tutto si rarefà in visioni oniriche.
Fa pensare allo sguardo umido, lanciato da finestre, sul brulichio cittadino, a filtri mnemonici che sintetizzano i ricordi lasciando tracce iridate brillanti e molteplici. Una ricomposizione evanescente in cui i contorni diventano linee di direzione, formicolio scoppiettante ed indefinito. Ma interviene il limite, la tela che racchiude ma non blocca l’immaginazione garantita da velature di vernice brillante che riflettono il desiderio innato di luce. La stessa suadente compenetrazione di linee di forza e direttrici la ravvisiamo nelle opere scultoree in cui l’energia dei “Taurus” in terracotta variamente trattatasi cristallizza a fatica conservando un dinamismo interno che rende l’oggetto una compressione inesplosa ma subitanea e incontrollabile. Totemici l’“Uomo grattacielo” e “City” rimandano ad arcani verticalismi sacri in cui l’elemento geometrico si affastella organizzando lo spazio intorno attraverso la compenetrazione adesso razionale di piani e di luce sovrapposti. Rimane la sensazione di pienezza e di armonia nella convivenza sul globale “planisfero” della consistenza esistenziale dello spazio.
Maria Agostinacchio

















