Pubblicato in: Gio, Nov 20th, 2014

Mostra a Lecce/Luce e Forza tra tele e sculture

Prosegue la Rassegna “Punto a sud-est Arte” alla Galleria “F. Foresta”. Personale di Mauro Sances.

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Ancora un appunta­mento di pregio a Lecce alla Galleria Francesco Fore­stadove fino al 7 dicembre si ha l’occasione di proseguire la conoscenza con gli artisti ospitati ne la Rassegna punto a sudestArte a cura di Ester Annunziata e Lorenzo MadaroFil rouge della rassegna il legame con la Puglia non cer­tamente declamato ma varia­mente sotteso al lavoro spesso inedito degli artisti invitati, ciascuno portatore di uno specifico linguaggio personale e contemporaneo. Maria Neve Arcuti ha curato la personale di Mauro Sances. Cities Siti – città – spazi – tempi di visione osservata e declinata, analizza­ta e rarefatta. Immediatamente si percepisce la sovrapposizio­ne concettuale e la sottrazione figurativa: sciabolate di colore apparentemete astratte si inter­secano a obliquità cromatiche richiamando tratti grafici varia­mente orchestrati per direzioni e colori. Ma gli spazi sono i luoghi del vissuto contempo­raneo e soltanto prendendo letteralmente le distanze e le misure dalle tele, si ravvisa il procedimento di semplifi­cazione dell’immagine che travalica il dato reale, la citta fotografata dall’alto, per scon­finare nell’immaginario che interviene quando nella mente e nella memoria tutto si rarefà in visioni oniriche.

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Fa pensare allo sguardo umido, lanciato da finestre, sul brulichio cit­tadino, a filtri mnemonici che sintetizzano i ricordi lasciando tracce iridate brillanti e mol­teplici. Una ricomposizione evanescente in cui i contorni diventano linee di direzione, formicolio scoppiettante ed indefinito. Ma interviene il limite, la tela che racchiude ma non blocca l’immaginazione garantita da velature di vernice brillante che riflettono il desi­derio innato di luce. La stessa suadente compenetrazione di linee di forza e direttrici la rav­visiamo nelle opere scultoree in cui l’energia dei “Taurus” in terracotta variamente trattatasi cristallizza a fatica conservando un dinamismo interno che ren­de l’oggetto una compressione inesplosa ma subitanea e incon­trollabile. Totemici l’“Uomo grattacielo” e “City” rimandano ad arcani verticalismi sacri in cui l’elemento geometrico si af­fastella organizzando lo spazio intorno attraverso la compe­netrazione adesso razionale di piani e di luce sovrapposti. Ri­mane la sensazione di pienezza e di armonia nella convivenza sul globale “planisfero” della consistenza esistenziale dello spazio.

Maria Agostinacchio

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