Pubblicato in: Gio, Feb 6th, 2014

Nacque forse a Lecce?/Il culto di San Biagio nella provincia idruntina

Fede e Tradizioni… 

La recente ricorrenza della memoria liturgica di San Biagio, fissata al 3 di febbraio, ci offre l’occasione per fare una ricognizione del suo culto nel Salento. Cominciamo col dire che la tradizione locale, riportata da Girolamo Mar­ciano in Descrizione, origine e successi della provincia d’Otranto, in parte ispirato dagli scritti di Iacopo Antonio Ferrari, riteneva che il Santo fosse nativo di Lecce e che fosse scap­pato a Sebaste per fuggire dalle persecuzioni di Diocleziano. A testimonianza dell’antichità del culto, il Marciano narra che la famiglia del santo a Lecce si impose il cognome Sanbiase e per nuovo emblema si creò uno scudo bianco con un monte azzurro, sopra il quale vi era un pettine a forma di rastrello insanguinato. Inoltre, sempre secondo la tradizione, la porta orientale di Lecce assunse il nome di “San Biagio” perché da lì sarebbe scappato il futuro vescovo.

Il dotto parroco di Santa Maria della Luce, Giulio Cesare Infantino, ci informa che al suo tempo esistevano a Lecce due cappelle dedicate al Santo. La prima “cappelluccia” era attaccata all’omonima porta (cf. Lecce sacra, Lecce 1634, p. 59). La seconda cappella era stata fondata dalla famiglia Ferraris per un voto particolare. Il beneficiato di questa chiesa era l’Abate Diego Brunetto, il quale ogni anno vi faceva celebrare solennemente la festa con grande frequenza di popolo (cf. Lecce sacra, p. 66).

san biagio

Porta San Biagio-fastigio di coronamento-1774-Lecce

Delle due cappelle oggi non rimane traccia, mentre la porta è stata ricostruita nel 1774 dall’allora Sindaco Oronzo Nicola Prato, come si evince dall’epigrafe latina incisa sul fastigio. Al santo protettore della gola è dedica­ta a Lecce una Confraternita che ha la sua sede nella Chiesa di Santa Chiara, ubicata non molto lontano dalla suddetta porta. In diocesi, un’altra Confraternita sotto il titolo di San Biagio è co­stituita a Novoli nell’omonima chiesa edificata originariamente intorno al 1645 e poi ricostruita verso la fine del 1800. Spostandoci fuori dalla diocesi, segnaliamo due interessanti chiese rupestri dedicate al Santo. La prima si trova a San Vito dei Normanni, mentre la seconda nella campagna tra Calimera e Melendugno.

Una maestosa chiesa dedicata a San Biagio si trova a Galatina, già intitolata a Santa Caterina Novella e retta dai monaci olivetani, e poi, dopo la sop­pressione dell’ordine con l’editto napoleonico (1807), affidata alla cura della Confraternita di San Biagio, da cui ha preso il nome. Ricordiamo poi che il santo è venerato come patrono nel comune di Corsano. Diciamo, infine, che tante sono le immagini di San Biagio, delle quali non possiamo dare un resoconto a causa del breve spazio a disposizione (ma si può proficuamente consultare Stefano Cortese, L’iconografia di San Biagio nel Salento in Stefano Tanisi (a cura di), I Bizantini del XXI secolo. Atti dei conve­gni di Studi nel Salento meridionale), le quali attestano la grande diffusione del culto di San Biagio nella nostra terra.

Michele Giannone

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