Pubblicato in: Ven, Dic 20th, 2013

Natale 2013/A tavola un posto per chi è solo

Il Messaggio dell’Arcivescovo di Lecce.

O Vergine, dà presto la risposta. Rispondi sollecita­mente all’angelo, anzi attraverso l’angelo, al Signore. Rispondi la tua parola e accogli la Parola: dì la tua parola umana e concepisci la Parola divina, emetti. la parola che passa e ricevi la Parola eterna”. Perché tardi? Perché temi? Credi all’opera del Signore, dà il tuo assenso ad essa, accoglila”.

Sono parole tratte da un’omelia di San Bernardo sulla Madonna. Parole che chiedono anche a noi l’aper­tura al mistero e la rinnovata adesione alla Parola che viene a farsi storia umana. Accogliere la Parola è per noi oggi rendersi disponibili al mistero del Natale che ci apprestiamo a celebrare. Natale è il mistero grande della Parola che si è fatta carne ed è venuta ad abitare con noi. Dio in Cristo Gesù si fa nostro compagno di viag­gio. Da questo suo venire a stare con noi e a camminare con noi, scaturisce l’impe­gno, come scrive Papa Fran­cesco nella recente Esorta­zione apostolica Evangelii gaudium, a “uno sguardo di vicinanza per contemplare, commuoversi e fermarsi davanti all’altro tutte le volte che sia necessario”.

In questo tempo di avvertite e sofferte solitudini, sia­mo chiamati ad accogliere l’invito del Papa che nello stesso documento scrive che “la Chiesa dovrà iniziare i suoi membri all’arte dell’ac­compagnamento perché tutti imparino sempre a togliersi i sandali davanti alla terra sa­cra dell’altro. Dobbiamo dare al nostro cammino il ritmo salutare della prossimità, con  uno sguardo rispettoso e pieno di compassione”. L’ascolto ci aiuta ad indivi­duare il gesto e la parola opportuna che ci smuove dalla tranquilla condizione di spettatori e ci fa andare incontro ai molti curvati e prostrati dalle fatiche, dalle emarginazioni e dalle soli­tudini.

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Marco Epicochi, “Natività 2013”, Foto Arturo Caprioli, Lecce

Il Natale di questo anno è intriso di timori, paure che spingono tanti ancor più alle solitudini sofferte e molti altri a rinchiudersi nelle proprie sicurezze da difendere con il rischio di egoismi non conclamati ma di fatto cer­cati e accolti. È una scelta che non può appartenerci dal momento che la nostra solitudine è vinta dall’Emma­nuele, il Dio con noi, il Dio che entra nella storia e si fa nostro compagno di viag­gio. Il nostro Natale più che mai dovrà vincere qualche solitudine.

Sulla strada in questi giorni di festa troveremo qualcuno che quasi si ripara e proteg­ge la sua solitudine. Fermia­moci! Invitiamolo a percor­rere un tratto di strada con noi, magari portandolo nella nostra casa perché condi­vida un momento di quella comunione di amore che è il segno e il riconoscimento del nostro essere discepoli di Cristo.

Anzi, una proposta: nella cena pasquale gli Ebrei lasciavano a tavola sempre un posto e un bicchiere vuoto con l’auspicio di poter accogliere il profeta Elia. Non sarebbe bello lasciare un posto vuoto alla nostra tavola per invitare qualcuno degli ospiti delle nostre men­se o dei senza fissa dimora a condividere la gioia e la festa del Natale? Che il Signore Gesù, il Figlio dell’Altissimo doni a tutti voi pace e serenità.

+ Domenico D’Ambrosio

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