Negroamaro da favola/La Puglia vola oltre il 25% rispetto a un anno fa
Quella attuale si presenta come un’annata interessante, nonostante un leggero calo di produzione del primitivo.
La vendemmia 2015 si sta dimostrando un’annata significativa dal punto di vista quantitativo e da quello qualitativo, con un notevole incremento di produzione rispetto allo scorso anno. Il 2014 è stato un anno difficile per il mondo del vino, poiché, il calo di produzione e gli attacchi della peronospera hanno fatto registrare una produzione molto ridotta di quasi tutte le tipologie di uva e una qualità inferiore alla media. Il caldo che ha caratterizzato questa estate ha sicuramente portato benefici per le piante di vite. Si è iniziato a vendemmiare prima lo chardonnay, poi il fiano e il primitivo per concludere con il negroamaro e altri vitigni. C’è da considerare un elemento che non era previsto all’inizio della vendemmia, cioè la ridotta quantità di primitivo: a causa delle forti piogge di agosto, si è infatti vendemmiato circa il 10% in meno delle aspettative che gli esperti e gli addetti al settore avevano previsto. Ma oltre alla quantità, anche il grado zuccherino non è quello che si era previsto. Nonostante tutto, si è ottenuto comunque un buon prodotto che suscita sempre molto interesse sul mercato. Discorso diverso per il negroamaro e altri vitigni che hanno incrementato quantità e qualità rispetto allo scorso anno, in alcuni casi in maniera anche molto efficace.
Se si guarda la situazione italiana, si nota in tutta la penisola l’incremento di produzione e di resa, in alcune regioni in maniera importante. La Puglia con il 25% ha la percentuale più alta seguita dal 20% della Campania, dal 15% del Lazio e dell’Umbria e il 10% di Sicilia, Piemonte, Veneto, Friuli e Trentino alto Adige. Anche se non sono ancora i dati definitivi poiché si è ancora in piena vendemmia, ci si può considerare soddisfatti per quello che si è realizzato e fiduciosi di ottenere un rilevante quantitativo e una pregevole qualità di vini. Secondo le previsioni di Assoenologi, la misura di uva prodotta è di circa sessantatre-sessantacinque milioni di quintali che trasformato in vino possono corrispondere circa quarantasette milioni di ettolitri con un coefficiente medio di trasformazione di circa il 73%. L’aspetto più importante riguarda le pregevoli peculiarità del prodotto: l’annata 2015, sempre secondo Assoenologi, può già essere considerata ottima e per alcune uve e per quelle a bacca rossa può essere considerata eccellente, tanto che ci sono i presupposti per ricordare questo anno come uno dei migliori degli ultimi decenni. Un valore dell’uva dovuto particolarmente ad aspetti climatici favorevoli con lo scorso inverno pieno di precipitazioni, una primavera mite ed un’ estate molto calda con temperature di gran lunga superiori alla media con pochissime precipitazioni. Un risultato molto importante per la Puglia e per l’Italia, merito pure del lavoro altamente specializzato svolto dagli addetti al settore.
IL VITIGNO AUTOCTONO
Per vitigno autoctono si intende il tipo di vite coltivata e prodotta nella stessa zona di origine del vitigno stesso. I vitigni autoctoni più diffusi nel Salento sono: Negroamaro: le origini di questo vitigno sono poco note ma con molta probabilità il nome deriva da “niuru maru” per il colore nero delle bucce e per il sapore amaro del vino.
Primitivo: il nome è dato dal fatto che è precoce nella maturazione, molto diffuso in tutta la puglia ed è apprezzato anche in America, precisamente in California, dove viene chiamato Zinfandel. Malvasia bianca e Malvasia Nera: il nome deriva dalla provenienza di questo vitigno dalla citta di Monemvasia. Molto diffuso soprattutto nella provincia di Lecce e Brindisi.
Alessandro Martena

















