Pubblicato in: Gio, Mar 13th, 2014

#NEKNOMINATION/Peggio che in un Reality… Vita a rischio per vincere la sfida

Il nuovo fenomeno che viene dall’Australia e che ha preso piede anche nel Salento: “Se accetti e riesci a fare meglio… ti senti un dio”. nelle scuole di Lecce campagna di prevenzione. 

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Esilarante, contagiosa, virale come un’e­pidemia che non conosce lingue né confini, è la nuova moda dei giovani: stiamo parlando, ovviamente, della neknomination. Questa tendenza last minute ha avuto origine in Australia e in men che non si dica ha fatto rabbrividire interi Paesi dell’America e dell’Europa, soprattutto a seguito di alcuni fatti di cronaca che hanno rac­contato il decesso di giovani precedentemente “nominati”. Ma per chi non sa di cosa stiamo parlando, entriamo nel dettaglio.  Seguendo un copione degno dei migliori reality show, qualcuno ti nomina tramite un video, pubblicato generalmen­te su facebook, incaricandoti di portare a termine una sfida che di solito consiste nel bere qualcosa di più o meno alco­lico tutto d’un fiato. Chi vince può nominare a sua volta altri 3 o 4 amici, perpetuando la catena di Sant’Antonio; chi sbaglia, paga pegno.

Il problema per chi perde o per chi non accetta la sfida non è tanto quello di pagare il pegno in termini monetari, quanto la consapevolezza di sentirsi pubblicamente ferito nell’or­goglio. “Non si può rifiutare una sfida per diversi motivi: prima di tutto è una questione di onore e di orgoglio, se poi ti arriva dagli amici è im­pensabile rinunciare senza la certezza di diventare oggetto di battute pesanti… che potete immaginare”; “però se accetti la sfida e riesci a fare meglio… ti senti un dio!”: queste sono solo alcune delle dichiarazioni rilasciate da giovani studenti agli esperti dell’Aidap durante gli incontri itineranti con al­cune scuole della Provincia di Lecce.

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Il nome di questo drink game, che nelle nomination italiane i giovani chiamano eu­femisticamente giochino, deri­va dall’inglese neck, collo, per la semplice regola che impone al partecipante di attaccarsi al collo della bottiglia fino a quando della birra o dell’al­colico scelto dal gruppo sarà rimasto solo il ricordo. Come se questo non bastasse, alla sfida di base si sono aggiunte varianti sempre più pericolose e complesse, a seconda della cinica fantasia di chi propone per primo ai propri amici il gioco d’abilità da associare alla bevuta.

Fioccano le po­lemiche legate alla mancanza di controlli sul social network più gettonato del momento che salvaguardino i giovani, men­tre c’è già chi sta diventando popolare per aver ironicamen­te rilanciato la sfida con acqua o aranciata per contrastare questi fiumi di alcool che par­tono dal mondo virtuale ma, purtroppo, di virtuale hanno ben poco. Come un’altra modalità di sballo che prevede di bere sostanze alcoliche ver­sandole negli occhi, pensando che in questa maniera ci si possa ubriacare più veloce­mente ma senza preoccuparsi dei problemi che una pratica così strutturata può provocare danni alla cornea sino a le­sionarla. Queste e altre realtà che tra poco elencheremo non possono essere considerate patologie o dipendenze, ma sono sicuramente stili di vita a rischio e mode pericolose che, portate alla lunga e ai loro estremi, non fanno molta fatica a cadere nella trappola dell’irrefrenabilità. 

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