Pubblicato in: Gio, Mar 13th, 2014

#NEKNOMINATION/Peggio che in un Reality… Vita a rischio per vincere la sfida

AIDAP LECCE/A COLLOQUIO CON LOREDANA DE LUCA 

IL DIALOGO, LA MIGLIORE STRATEGIA EDUCATIVA 

“L’approccio di genitori ed educatori non può essere giudicante e punitivo. Non è un caso che i ragazzi di oggi si confidino di più e accettino il consiglio di un nonno”. 

Essere genitori oggi non è affatto un com­pito facile, ma nemmeno essere un gio­vane accettato e integrato con i propri coetanei. Come sbrogliare la matassa? A passarci il filo di Arianna di questa com­plessa situazione è la dott.ssa Loredana De Luca, responsabile del centro Aidap di Lecce che, attra­verso incontri periodici, ma anche uno sportello di consulenza gratuito, si interfaccia quotidiana­mente con i disagi degli adolescenti e con quelli dei loro genitori.

Quali sono i messaggi impliciti che questi comportamenti giovanili portano con sè?

Non credo che mediante queste condotte so­pra le righe i giovani intendano intenzionalmente fare arrivare un messaggio al mondo degli adulti, quanto piuttosto dimostrare a se stessi d’essere “vivi, d’essere eccezionali almeno per l’arco di una serata, mediante sensazioni forti e sfide adre­naliniche. Chi come me cura i Disturbi dell’Ali­mentazione ha spesso a che fare con l’autolesio­nismo delle pazienti, cioè col tentativo di spostare su un livello fisico un dolore psicologico profon­do: un senso oscuro di “mancanza” e di “vuoto”, una rabbia generalizzata, tristezza e delusione. Accettare sfide che mettono in gioco la vita può essere una inconscia strategia di annullamento temporaneo di una dimensione “insostenibile” del vivere.

Qual è il male maggiore della società odier­na e come debellarlo?

Purtroppo non vi è un male maggiore, ma la concomitanza di situazioni e comportamenti che determinano una società asfittica, incapace d’es­sere fertile humus per giovani vite in crescita. Ma se dovessi a tutti i costi fare la lista, metterei al primo posto l’inganno di una società che guar­da ai giovani come ad un “problema” scottante e nello stesso tempo continua a blandirli in quanto consumatori privilegiati in un mercato orientato a suscitarne i bisogni. Seguono al secondo posto l’incapacità dell’adulto di osservare e l’assenza di tempo per ascoltare. Molto spesso il genitore di fronte alle problematicità del figlio oscilla tra due alternative: o la miope auto-rassicurazione “sono solo atteggiamenti legati all’età”, o un senso di colpa sterile e paralizzante tendente quasi sempre all’autogiustificazione.

loredana de luca

In che maniera gli adulti possono capire che un giovane è passato da un comportamento goliardico ad una situazione patologica?

Per chi è abituato ad osservare con amorevole attenzione e non con spirito apprensivo non sarà difficile capire che qualcosa è cambiato non solo nei comportamenti (orari e condizioni fisiche nel rientro a casa, rendimento scolastico, tendenza all’isolamento, nuove amicizie di cui ha difficol­tà a parlare) ma anche nell’umore, nel modo di esprimere pareri e giudizi e raccontare o tacere di sé. Per questo non si finisce mai di sollecitare i genitori a coltivare il dialogo e la comunicazione di pensieri ed emozioni sin dalla più tenera età dei figli.

Genitori o educatori degli adolescenti come dovrebbero approcciarsi a questi problemi senza essere respinti o visti come figure di­stanti intenzionate a comandare “ex cathe­dra”?

L’approccio non deve essere giudicante e punitivo, perché interromperebbe ogni forma di dialogo. Non è un caso che oggi l’adolescente si confidi e accetti il consiglio di un nonno piuttosto che di un genitore. Il giovane ne percepisce l’au­torevolezza, data dall’esperienza e dalla coeren­za alle regole, e l’interesse attento ed amorevole propenso a suggerire soluzioni piuttosto che ad esprimere giudizi.

Qual è il segreto perché due generazioni molto distanti tra loro, mentalmente se non anche anagraficamente, riescano a trovare uno stesso linguaggio con cui comunicare?

La comunicazione è un ponte che va costruito pietra su pietra nel tempo. Nulla di buono si può improvvisare. Vi deve essere curiosità ed interesse verso il mondo dell’altro, conoscenza e rispetto verso la sua diversità. Non deve mancare la ma­nifestazione della stima e dell’apprezzamento per le capacità del giovane; così come è importante l’incoraggiamento a migliorarsi nei difetti e a riconoscere ed accettare i propri limiti puntando sulle risorse che ciascuno possiede; ma è anche psicologicamente fondamentale l’espressione del nostro amore. Un buon genitore non teme di pro­porre e far rispettare le regole, motivandole; esse servono da punti fermi, indispensabili per costru­ire nel corso della crescita una chiara distinzione tra ciò che è giusto e lecito e ciò che non lo è. 

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