L’Età del Bronzo a Roca vecchia
Nel castello di Acaya una mostra con le scoperte dell’area archeologica.
L’insediamento di Roca occupa una bassa penisola a sud-est di Lecce, lungo la costa adriatica, nel comune di Melendugno. A nord e a sud i limiti sono due profonde ingressioni marine e, in corrispondenza dell’istmo, è uno sbarramento costituito dalla poderosa opera di fortificazione verso ovest.
Essa è lunga 200 m e larga dai 25 ai 30 m, risultato di successivi ispessimenti operati a cominciare da un muro, che nell’età del Bronzo Medio era fiancheggiato da un fossato esterno, e terminato al momento della distruzione per incendio dell’abitato alla fine dell’Età del Bronzo.
Un ulteriore episodio distruttivo, databile al XV secolo a.C., segna la conclusione della prima fase di occupazione del sito, a cui risalgono gli imponenti resti della porta e delle postierle (una porta secondaria) d’accesso. In uno di questi passaggi sono morti sette individui di un unico gruppo familiare, che lì si erano barricati per ripararsi da un probabile assedio dell’abitato. Un’altra vittima, coinvolta pure nell’evento, forse un guerriero, era precipitata insieme alle coperture lignee della porta principale.
Per l’età del Bronzo Finale Roca restituisce porzioni di abitato, scandite dalla combinazione costante di edifici in legno a pianta ortogonale di grandi dimensioni, bordati da percorsi a massicciata e apparentemente orientati secondo il medesimo criterio a comporre un tessuto abitativo tendenzialmente regolare.
Nel settore nord-occidentale del sito le indagini condotte dall’Università del Salento hanno permesso l’eccezionale riconoscimento di un monumentale edificio, anch’esso ligneo, a giusta ragione definito dagli scavatori “capanna-tempio”. Dalla stratificazione per incendio degli elevati della struttura, infatti, proviene una quantità considerevole di materiali ceramici, insieme ad alcune installazioni fisse, come altari in terra battuta e fornelli per la cottura di cibi.
Dopo la distruzione dell’abitato, avvenuta tra il XII e l’XI secolo a.C., il promontorio di Roca viene repentinamente rioccupato e riorganizzato, in modo meno monumentale. Di estrema rilevanza sono, in particolare, il rinvenimento di strutture e aree destinate a finalità rituali o cerimoniali e la notevole presenza di ceramiche, importate dall’area greca corinzio-corcirese (vasellame fine e grandi contenitori da trasporto) in diversi contesti, attribuibili alla fine dell’VIII secolo a.C.
















