Nel segno della Speranza/Salento: Quale Futuro?
Siamo chiamati a relazionarci con la società mediante un forte impegno e nello stesso tempo con chiara e premurosa benevolenza per costruire, da cristiani e da cittadini, l’avvenire del Salento attraverso un nuovo patto sociale e culturale nel segno della speranza. Mons. D’Ambrosio ha così sottolineato incisivamente che ruolo del novello Vescovo mons. Filograna sarà quello d’essere “usciere della gioia” dei fratelli, “impegnato a mettere alla porta la tristezza dei tormenti e la defatigante altalena di speranza e delusioni”.
Anche la Settimana sociale dei cattolici si chiude in questi giorni proponendo esplicitamente la speranza come “voglia di guardare al futuro” da parte di un “Paese che ne ha capacità” e valorizzando “la famiglia come realtà pubblica”, per cui occorre individuare incentivi per i giovani e i coniugi con efficaci strategie per la crescita etica e civile: senza lasciarsi travolgere dal mutamento in atto e senza rinunciare alla specifica collaborazione dei cattolici, come salentini e italiani dobbiamo, anzi, scommettere sul domani con una grande fiducia radicata nel solido patrimonio culturale e sociale che ci appartiene.
Certo, nella nostra terra non mancano situazioni problematiche. Basti citare, come ricordato esplicitamente al Presidente del Consiglio in occasione dell’apertura della Fiera di Bari, l’urgenza di rilanciare l’occupazione. O rammentare l’articolato dibattito tra Regione e Comuni sul Piano paesaggistico regionale riguardante la salvaguardia di tanti elementi del bene comune con importanti conseguenze sulla valorizzazione e i vincoli di tutela e la concreta sostenibilità nella politica urbanistica. Così come imprenditori, esponenti della piccola e media impresa e operatori economici domandano di essere liberati da alcuni limiti del patto di stabilità.
“Non lasciatevi rubare la speranza”, ha esortato il Papa, parlando a braccio la Domenica delle Palme e poi nel giorno dell’Assunta a Castelgandolfo ed ha specificato di considerare tale virtù come “vittoria dell’Amore”, dono e nello stesso tempo valore acquisito dopo lotte tra bene e male. E, lo scorso nove settembre, Francesco ha ulteriormente coniugato in un’omelia a S. Marta libertà e speranza, non in quanto semplice “ottimismo umorale”, ma quale forza liberante dello Spirito e rinascita di vita. Proprio mentre si registrano nuove lacune educative ed etiche, comunità ecclesiale e civile sono chiamate a protendersi verso un gioioso futuro capace di costruire realmente l’uomo nuovo. Con ulteriore responsabilità e laboriosa dedizione. Sorrette da Speranza certa.
Adolfo Putignano
















