Pubblicato in: Lun, Apr 23rd, 2012

Nel Tempo Pasquale/Il “Big- Bang” della Rinasciata

A motivo della Pasqua di Gesù tutta la nostra vita è chiamata a diventare Risurrezione. Viviamo tempi difficili: la crisi economica, che si è aggiunta alle precedenti crisi morale e sociale, appesantisce ulteriormente il vivere quotidiano. La corruzione, la violenza e la sopraffazione, assurgono a nuovi valori, mentre la qualità della vita non sembra progredire. Stiamo diventando degli “zombie”, dei morti viventi! Cosa c’entra in tutto questo la Risurrezione? Sembra così lontana, così strana, così incomprensibile rispetto a tutto ciò che è dato di vivere quotidianamente. Al massimo, vige la legge del “cogli l’attimo”.

Eppure per il cristiano la vita, hic et nunc, qui e ora, ha significato e valore perché trova origine e compimento nell’amore di quel Dio che conoscendo le nostre sofferenze, ha sacrificato il suo unico Figlio, il solo Giusto e gli ha restituito la vita al terzo giorno. Se, come recita un adagio popolare, “fa più rumore una foresta che cade rispetto ad un albero che cresce”, così è stato per la Risurrezione di Gesù, analogamente alla sua Nascita. Egli ha scelto il silenzio della notte sia per nascere che per rinascere perché, lontano dalle luci della ribalta, ciascuno di noi resti libero di accogliere o meno la sfida della fede in Colui che è vivo per sempre.

Con la Risurrezione, Gesù Cristo manifesta in maniera completa e perciò definitiva lo stile di quel Dio biblico che opera le sue imprese più grandi a favore dell’umanità in uno stile discreto, che non cede alla tentazione dell’appariscenza, né tantomeno della spettacolarizzazione forzata.

In un racconto memorabile, così racconta il card. Giacomo Biffi, all’epoca Arcivescovo di Bologna: “Quando facevo scuola a Milano, all’Istituto di Pastorale, ho fatto una lezione sulla Risurrezione di Cristo. Finita la lezione, una signora si avvicina e fa: ‘Ma lei vuol proprio dire che Gesù è vivo…?’. ‘Sì, signora: che il suo cuore batte proprio come il suo e il mio’. ‘Ma allora bisogna proprio che vada a casa a dirlo a mio marito’. ‘Brava, signora, provi ad andare a dirlo a suo marito’. Il giorno dopo la signora torna da me e mi dice: ‘Sa, l’ho detto a mio marito’. ‘E lui?’. ‘Mi ha risposto: Ma va’, avrai capito male’. Notate che quella era una catechista. Eppure era sconcertata. Io le faccio avere la registrazione della lezione. Lei la fa sentire a suo marito. E lui, alla fine, crolla: ‘Ma se è così, cambia tutto’. Pensateci, e ditemi se non è vero; se quell’uomo, bello, buono, eccezionale, è davvero Dio, e se è ancora tra noi, allora cambia davvero tutto”.

Carlo Calvaruso

Direttore Ufficio Catechistico Diocesano

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