La Catechesi di Mons. Semeraro/Credo la Chiesa. La nostra Santa Madre
Nella Basilica del Rosario/Continuano le Catechesi diocesane per l’Anno della Fede. L’ultima Conferenza è stata tenuta dal Vescovo di Albano Marcello Semeraro.
La terza catechesi si è aperta con l’entusiasmo dell’arcivescovo nel vedere la basilica del Rosario gremita di gente, nonostante il freddo. A guidare la riflessione sulla Chiesa è stato mons. Marcello Semeraro, Vescovo di Albano Laziale, noto teologo apprezzato da tanti e dal Santo Padre Benedetto.
Il Simbolo – afferma mons. Semeraro – corrisponde all’esigenza di una comunità di fede, quella, cioè, di esprimere l’impegno del singolo verso Dio e, con esso, l’unanimità di un’assemblea riunita nella medesima confessione. Recitare il Simbolo, pertanto, è come esibire la propria carta d’identità cristiana.
In un Anno della fede è bene richiamarlo. Proprio perché è sempre un atto personale, la fede non può essere costruita come un dialogo privato con Gesù e neppure è un atto isolato. Non dobbiamo meravigliarci se sin dalle più antiche professioni di fede l’articolo sulla Chiesa è sempre stato congiunto alla menzione delle tre divine Persone e in particolare subito dopo quella sullo Spirito Santo.
La Chiesa è l’unità creata dalla forza d’amore che è lo Spirito. Per questo essa è il “luogo” dello Spirito, come proclamava Ireneo di Lione, che in termini lapidari scriveva: “dove èla Chiesa, lì è anche lo Spirito di Dio; e dove è lo Spirito di Dio, lì èla Chiesa ed ogni grazia”. Ecco, allora, che se nel simbolo di fede, l’opera della creazione è riferita al Padre e quella della redenzione è riferita al Figlio; allo Spirito Santo è, invece, riferita l’opera della santificazione che si compie nella Chiesa. Nella Chiesa si attua nella storia il mistero dello Spirito Santo:la Chiesa è il luogo dove fiorisce lo Spirito.
Se non ci fosse,la Chiesa non esisterebbe!La Chiesa non è divina: dolorosamente, anzi, anche ai nostri giorni sperimentiamo come nella Chiesa la storia del peccato non sia affatto conclusa. Benché in radice essa sia stata debellata dalla forza vittoriosa della risurrezione del Signore Gesù, la forza del peccato provoca fremiti e spasimi nella Chiesa.
Il peccato che ha provocato la morte di Cristo, provoca ancora la passione suo mistico Corpo. Gesù, però, morì Innocente;la Chiesa, invece, soffre per i peccati i suoi figli compiono in lei.La Chiesa va amata non come una “principessa” che distribuisce carezze e una «sovrana» che può elargire titoli e onori, ma come Madre!
Poi il presule ha posto una domanda: cosa può significare, per noi, che si creda in Dio, ma non si creda nella Chiesa, pur credendola Chiesa? Una prima risposta potremmo subito abbozzarla a partire da una convinzione di base: si credela Chiesa, perché si crede in Dio! Ci domandiamo, però: esisterebbe ancora,la Chiesa, se nessuno più la credesse? È una provocazione perché mai si giunga, fra noi, a cancellare la differenza della fede in Dio e della fede che credela Chiesa.
LaChiesa è opera creata di Dio, ma lo Spirito dall’interno la vivifica, la santifica e l’abbellisce. Ed è appunto per questa interiore animazione dello Spirito che ciascuno di noi può e, anzi, tutt’insieme possiamo dire: credola Chiesae proclamarlo nel modo più appropriato.La Chiesa, infatti, non è semplicemente un oggetto della nostra fede, alla maniera degli altri articoli di fede. Essa è la madre della nostra fede e anche l’unico spazio nel quale noi possiamo dire la fede. È alla Chiesa, difatti, che il Signore ha consegnato il suo Vangelo ed ha voluto che ad essa ne sia affidato l’annuncio.
Così ha concluso mons. Marcello: “Queste e altre cose si potrebbero dire, ma io ho preferito insistere sul perché nel Simbolo noi pronunciamo questo amabile nome di Chiesa, che è pure il nome nostro; e per quali ragioni noi, sempre, dobbiamo benedirela Chiesa, la nostra Santa Madre. Per lei potremmo ricorrere ad una serie dei titoli più belli, ad una preghiera litanica come facciamo perla Vergine Maria, che fu madre per mezzo della parola di Dio accolta con fede”.
Mattia Murra



















