Nella Casa del Padre/Don Italo, semplicità e zelo
L’improvvisa scomparsa del Parroco di Santa Croce.
Circa 50 sacerdoti hanno fatto corona a mons. Arcivescovo, lunedì dell’Angelo 6 aprile u.s., nella rinascimentale Basilica di Santa Croce, per la messa esequiale di don Italo D’Amico, titolare della parrocchia urbana della SS. Trinità, ivi eretta nel primo ‘900. Egli si era spento improvvisamente la notte sul Venerdì Santo, poco dopo rincasato a conclusione di una lunga e stressante giornata di lavoro sacerdotale. Tra le qualificate rappresentanze di clero e laicato si notava quella dei confratelli parroci di città e diocesi e della famiglia vincenziana del mezzogiorno d’Italia, in una con l’arciconfraternita ivi eretta in onore della SS. Trinità. Tutti uniti attorno al fratello del defunto, padre Roberto, assistente della provincia napoletana delle suore vincenziane e già postulatore generale delle cause dei santi; siccome della nostra Venerabile Serva di Dio Luigia Mazzotta. Con Padre Roberto erano il fratello Damiano con la consorte Marilena e i quattro figlioli. E c’era tutta la parrocchia nelle molteplici espressioni di collaborazione pastorale, assieme ai fedeli d’ogni quartiere cittadino e categoria sociale. Don Italo era nato il 10 maggio ‘944 a Carpignano Salentino, in comune di Serrano in Arcidiocesi di Otranto.
Da giovanetto era entrato ben presto tra i Redentoristi, da cui era uscito per incardinarsi alla Chiesa di Lecce prima di ricevere gli ordini sacri, in virtù di un rescritto della Santa Sede del 31 ottobre ‘981. Fu sacerdote il 5 febbraio ‘983 per imposizione delle mani del pastore del tempo, mons. Michele Mincuzzi. Ma prima di tale data era stato educatore nel nostro seminario per un biennio, come vi rimase per il primo anno di sacerdozio. Poi per un trentennio fu sempre in cura d’anime e sempre parroco. Dal 21 giugno ’84 alla nascente parrocchia periferica di San Vincenzo de’ Paoli al rione “Casermette” su via Monteroni; poi dal 26 agosto 2006 alla citata Basilica Parrocchiale. Tutti lo ricordano con ammirazione per la sua pietà e modestia e per il suo edificante lavoro pastorale. Giova ricordare pure il suo fratello Luigi, morto a soli 16 anni in odore di santità. Il nostro pastore nel ricordo esequiale, così come detto nel sabato santo alla chiusura della bara ha fatto opportuno riferimento alle parole assiomatiche del Crocifisso Signore nel primo venerdì santo della storia: “Oggi sarai con me in Paradiso”.
Oronzo De Simone
















