Nella Casa del Padre/Una vita per la Chiesa e per la Cultura
È deceduto una settimana fa Don Oronzo Mazzotta, Decano dei Sacerdoti dell’Arcidiocesi di Lecce.
Dottore in Teologia alla “Gregoriana”, Preside del nostro Seminario Diocesano, archivista storico nella Curia Vescovile; autore di preziose monografie sul “patrio loco” e su argomenti di vario interesse. Vespasiano da Pisticci era lo pseudonimo letterario con cui firmava i suoi splendidi articoli che comparivano sul periodico del “Regionale” di Molfetta, oggi Facoltà Teologica Pugliese. Prima del grande conflitto mondiale (39 – 45) il “Miles” era un foglio interno del seminario, composto più di cronaca che di dottrina; così come tornato da qualche anno con l’attuale rettore mons. Luigi Renna. E se quegli articoli si leggevano tutto d’un fiato, è chiaro che c’era una “penna” di gran valore. Lui che apparteneva a quel gruppo di scrittori che a metà novecento sfornò tanti illustri docenti di lettere classiche e moderne, nonché di storia e filosofia. Promossi poi in giovane età presidi e cattedratici di università e di facoltà di neo università salentine: basterebbe ricordare alcuni nomi come Pellegrino, Madaro e D’Elia e molti altri, tutti all’altezza d’esser nominati.
Veri esemplari di cultura ecclesiastica e laica: noti come le nereggianti uve che fino a qualche anno addietro circondavano chiese e palazzi di “S. Maria de Novis”. Mons. Oronzo era Cappellano di Sua Santità per i meriti anzidetti; ma fors’anche per il suo pluriennale ed efficace apostolato al Rione “Riesci”, tra Novoli e Arnesano, detta anche volgarmente Tufi, ove fu piccolo con i piccoli, siccome lo era, in altri ambienti, grande con i grandi. È emozionante ricordarlo nella celebrazione settuagenaria di sacerdozio, nel santuario del santo della Tebaide – ove aveva pur lavorato in anni giovanili – tenutasi a fine estate 2012. Quando cercò con flebile voce di ringraziare i tantissimi intervenuti; in una col Presule, i confratelli e gli amici a lui più vicini. Ma allorché non ce la fece, soffocato com’era dalla più viva commozione.
Oronzo De Simone
















