Pubblicato in: Gio, Ago 28th, 2014

Nella terra di Wojtyla… Pellegrini in Polonia con l’Arcivescovo

Dal 27 luglio al 1° agosto, 35 pellegrini anche nei luoghi di Santa Faustina, Padre Kolbe e Padre Popieluszko.

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“Volevamo posare i nostri occhi sui luoghi e sulle cose che erano state oggetto dello sguardo e della presenza di Papa Giovanni Paolo II” così le parole e l’unanime sentimento espresso da tutti i pellegrini che hanno parte­cipato al pellegrinaggio diocesano in Polonia dal 27 luglio al 1 agosto u.s. come sempre magistralmen­te guidato dal nostro arcivescovo mons. Domenico D’Ambrosio. 35 i pellegrini della nostra diocesi, desiderosi di scoprire la fervente tra­dizione cristiana polacca e di visitare i luoghi in cui è nato e vissuto San Giovanni Paolo II, ma anche Santa Faustina Kowalska, S. Massimilia­no Kolbe e il Beato Jerzy Popielu­szko.

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Il nostro impatto con la Polonia è stato bello, accompagnati da Marta, la nostra guida sorridente e colta, vissuto in un clima di accoglienza e grande serenità. Sono stati sei giorni intensi, passati in fretta, densi di preghiera e di piacevoli “sorprese”, come quella dell’incontro con il card. Stanislaw Dziwisz, e la possibilità di celebrare la S. Messa nella cappella dell’Epi­scopio di Cracovia, dove Giovanni Paolo II celebrava l’Eucaristia quoti­diana (in verità il tutto è stato possi­bile grazie alla fraterna amicizia del nostro Arcivescovo con lo “storico” segretario di papa Giovanni Paolo). Grandissima emozione!

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Abbiamo visitato con curiosità e affetto i luoghi cari di quello che chiamiamo il “nostro” Papa ma che portava sempre la sua Polonia nel cuore parlando per giorni con i giova­ni, a Cracovia, a Wadowice nella sua città natale, a Kalwaria e a Czesto­chowa davanti alle amate immagini di Maria che lo hanno visto crescere come uomo e sacerdote. Il pellegri­naggio si è intensamente snodato tra Cracovia, Wadowice, Auschwitz (con la sua scritta Arbeit Match Frei che ci ricorda come il male e l’odio possono prendere il sopravvento ingannando e annientando l’uomo), Czestochowa e Varsavia ed è stata una bella esperien­za di fede e di vita insieme.

Antonio Sorrento

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