Nella Torre del Carlo V …La Pietà di Bernardino Greco
La Cappella del Castello e i suoi segreti d’arte.
Nella così detta torre mozza del Castello “Carlo V” di Lecce, su una delle sue quattro pareti perimetrali, c’è un piccolo e profondo vano (forse un tempo era una delle finestre della torre) di quella che si potrebbe definire una cappella. Essa è sollevata di quattro gradini rispetto al piano di calpestio dell’ambiente. Nella parete di fondo, inquadrata da un ordine architettonico dipinto che gira sulle pareti laterali (oggi parzialmente esistente), è la rappresentazione di una Pietà (la Vergine con il Cristo sulle sue gambe) alle cui spalle è un paesaggio collinare.
Nei laterali sono rappresentati: a sinistra San Francesco di Paola, a destra San Pasquale Baylon; la presenza di questi santi, piuttosto che altri, specifica meglio la devozione della committenza. L’esecutore probabile di tali dipinti potrebbe essere il copertinese Bernardino Greco, attivo fra la seconda metà del Seicento e la prima del secolo successivo, autore di un autografo ciclo pittorico nel chiostro del convento dei Paolotti a Grottaglie, utile riferimento per questa attribuzione e non solo.
Allo stesso artefice copertinese potrebbero, infatti, essere attribuiti quei dipinti murari che, nel palazzo dei Celestini a Carmiano, sono caratterizzati da un singolare gioco di putti (motivo spesso ricorrente nella vasta produzione di questo artista) nonché la decorazione pittorica sull’indradosso della cupola della cappella del Crocifisso in Cattedrale. Si segnala, infine, che sulla stessa parete in cui si trova la cappella della Pietà, a sinistra di quest’ultima e in prossimità di uno dei quattro pilastri di sostegno della volta, è una iscrizione incisa su un blocco di tufo diviso verticalmente in due parti di diversa larghezza.
Nella parte di sinistra, quella maggiore, su quattro righe si è inciso: “Leonardus / Castaldus De / Mari(G)Lia / No”; in quella destra, la minore, su cinque righe si legge:” M / CC / CC / LX / XX”. Prima della “M” e al centro delle quattro “C” sembra scorgersi un cerchio “o” di più piccole dimensioni rispetto ai caratteri principali con cui è scritto l’anno. Leonardo Castaldo potrebbe essere quanto meno il costruttore e forse anche il progettista della volta ed è originario forse di Marigliano (Napoli). L’anno scritto a caratteri romani nella parte più stretta dell’epigrafe è il 1480, anno fatale, per Terra d’Otranto e non solo, perché fu quello in cui avvenne l’invasione turca di Otranto.
Fabio A. Grasso

















