Pubblicato in: Sab, Dic 21st, 2013

Nella Torre del Carlo V …La Pietà di Bernardino Greco

La Cappella del Castello e i suoi segreti d’arte.

epigrafe

Nella così detta torre mozza del Castello “Carlo V” di Lecce, su una delle sue quattro pareti perimetrali, c’è un piccolo e profondo vano (forse un tempo era una delle finestre della torre) di quella che si potrebbe definire una cappella. Essa è sollevata di quattro gradini rispetto al piano di calpestio dell’ambiente. Nella parete di fondo, inquadrata da un ordine architettonico dipinto che gira sulle pareti laterali (oggi parzialmente esistente), è la rappre­sentazione di una Pietà (la Vergine con il Cristo sulle sue gambe) alle cui spalle è un paesaggio collinare.

Nei laterali sono rappresentati: a sinistra San Francesco di Paola, a destra San Pasquale Baylon; la presenza di que­sti santi, piuttosto che altri, specifica meglio la devozione della commit­tenza. L’esecutore probabile di tali dipinti potrebbe essere il copertinese Bernardino Greco, attivo fra la seconda metà del Seicento e la prima del secolo successivo, autore di un autografo ciclo pittorico nel chiostro del convento dei Paolotti a Grottaglie, utile riferimento per questa attribu­zione e non solo.

la cappella della pietà

Allo stesso artefice copertinese potrebbero, infatti, essere attribuiti quei dipinti murari che, nel palazzo dei Celestini a Carmiano, sono caratterizzati da un singolare gioco di putti (motivo spesso ricor­rente nella vasta produzione di questo artista) nonché la decorazione pittorica sull’indradosso della cupola della cap­pella del Crocifisso in Cattedrale. Si segnala, infine, che sulla stessa parete in cui si trova la cappella della Pietà, a sinistra di quest’ultima e in prossimità di uno dei quattro pilastri di sostegno della volta, è una iscrizione incisa su un blocco di tufo diviso verticalmente in due parti di diversa larghezza.

Nella parte di sinistra, quella maggiore, su quattro righe si è inciso: “Leonardus / Castaldus De / Mari(G)Lia / No”; in quella destra, la minore, su cinque righe si legge:” M / CC / CC / LX / XX”. Prima della “M” e al centro delle quattro “C” sembra scorgersi un cerchio “o” di più piccole dimensioni rispetto ai caratteri principali con cui è scritto l’anno. Leonardo Castal­do potrebbe essere quanto meno il costruttore e forse anche il progettista della volta ed è originario forse di Marigliano (Napoli). L’anno scritto a caratteri romani nella parte più stretta dell’epigrafe è il 1480, anno fatale, per Terra d’Otranto e non solo, perché fu quello in cui avvenne l’invasione turca di Otranto.

Fabio A. Grasso

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