Niente tassa per il licenziamento di colf
Dopo il panico dovuto ad una notizia che si è diffusa con la velocità del vento, è arrivata una precisazione del Ministero del Lavoro per tranquillizzare tutti: non ci sarà alcuna tassa da versare, nel caso di licenziamento di colf e badanti impiegate dalle famiglie. Dopo aver consultato i suoi tecnici, il ministero ha assicurato che il comma 31 dell’articolo 2 della legge 92/2012 si applica “solo alle imprese e non alle famiglie”. Niente contributo una tantum, quindi, per chi vuole interrompere il rapporto con la colf, la baby sitter o la badante.
Quando interrompono un rapporto con una colf, una badante o una babysitter, i datori di lavoro domestico non devono quindi versare anche il nuovo contributo per il licenziamento. La nuova forma di contribuzione, introdotta dal primo gennaio scorso dalla Legge Fornero per finanziare l’Assicurazione Sociale per l’Impiego – la famosa Aspi che sostituisce l’indennità di disoccupazione – riguarda soltanto le imprese.
A sollevare il problema era stata l’associazione Assindatcolf, secondo cui dal 2013 il datore di lavoro domestico veniva sottoposto al finanziamento della nuova indennità di disoccupazione – appunto, Aspi e mini-Aspi – in tutti i casi di interruzione (indipendente dalla volontà del lavoratore) di rapporti di lavoro a tempo indeterminato.
L’associazione aveva quindi chiesto una modifica della norma al Ministero, ritenendo troppo pesante il nuovo esborso per le famiglie. La risposta arrivata dal Ministero è differente: non serve alcuna modifica – viene spiegato – perché i tecnici hanno verificato che la misura non si applica alle famiglie, ma solo alle imprese. In effetti, la norma, non facendo distinzioni tra i datori di lavoro, a prima vista sembrava colpisse anche i datori di lavoro domestico. I quali, persino in casi di licenziamento per giusta causa – e indipendentemente dalle ore settimanali previste dal contratto – avrebbero corso il rischio di sborsare fino a 1.450 euro circa.
Sarebbe stato un gigantesco effetto “boomerang”, che avrebbe favorito il lavoro nero in un settore dove già imperversa il sommerso, come hanno commentato quasi tutti i sindacati. Tutti gli esperti sembravano orientati sulla necessità di un intervento normativo – un decreto legge di modifica della norma originaria – per non far correre il rischio di dover pagare anche ai datori di lavoro domestico.
Ma con il Governo in scadenza e le elezioni alle porte, sembrava una strada irta di difficoltà. Ma a quanto pare il confronto intavolato nei giorni scorsi dalla Federazione italiana datori di lavoro domestico con il Ministro del Lavoro ha dato i suoi frutti e dagli uffici della Fornero è arrivato un chiarimento che tranquillizza le famiglie sul non dover pagare la nuova tassa. Però qualcuno, al momento in cui scriviamo, non si accontenta. Assindatcolf, che settimane fa ha fatto esplodere la questione sui media nazionali, ha ora espresso la speranza che l’indicazione fornita sia effettivamente la strada scelta, ma ha anche segnalato l’esigenza di un comunicato ufficiale al riguardo.
Antonio Silvestri















