Pubblicato in: Ven, Mar 23rd, 2012

Non possiamo essere neutrali, dobbiamo testimoniare il Bene anche a costo dell’insuccesso

In una società che distribuisce male le sue risorse, che premia chi fa già parte del sistema, che è incapace di ridurre gli sprechi e i privilegi, stiamo vivendo il grave disagio di una crisi economica, etica, sociale. Sembra quasi che ci siamo assuefatti al male, alla corruzione, al degrado morale e siamo quasi neutrali, indifferenti, rassegnati, incapaci di discernere.

Il senso di smarrimento, la confusione tra valori e disvalori, la preoccupazione per il futuro: questi gli ingredienti di una realtà sociale disorientata e umiliata ma anche distratta e superficiale, tendente a considerare la situazione del momento disperata e irrimediabile, ad arrendersi al male, ad adagiarsi nella passività.

Eppure esistono valori: la difesa dei diritti della persona, il bisogno di giustizia, la solidarietà, l’aspirazione alla pace, la moralità privata e pubblica, la salvaguardia dell’ambiente che appartengono all’uomo di ogni t empo, che sono insiti nella sua natura e la loro negazione ne offende e ferisce il corpo e lo spirito. Evitando di essere semplici spettatori, proponiamoci come protagonisti appassionati della “persona” che non conoscono la convenienza della “delega” ma coltivano relazioni vere e feconde, comunicano e trasmettono alle giovani generazioni, con l’esempio di coerenza morale, il pieno rispetto delle regole.

Si tratta, ora, di volere e dovere perseguire valori alti, antichi, sopiti da tempo, fiaccati dal prevalere della irresponsabilità, del profitto, del compromesso, della falsità, del vuoto interiore. Di promuovere e sviluppare nell’uomo una personalità che coniughi un profondo senso della giustizia con il rispetto dell’altro, con la capacità di affrontare i conflitti senza prepotenze, con la forza di testimoniare il bene anche quando costa insuccesso.

Di costruire una società pervasa da un “nuovo umanesimo” che vada oltre l’effimero, che offra a ciascuno l’opportunità di agire in una civiltà coerente con le più profonde esigenze di verità, di libertà, di giustizia e di essere, nel proprio piccolo, ponte di pace.

Siamo fortemente interpellati, allora, a ripensare al ruolo che ci appartiene ed esprimerlo al meglio in questa società che ha bisogno di riscoprire le cose che contano, quelle che danno senso all’esistenza, che si conquistano con la fatica della coerenza quotidiana, della verifica rigorosa e non con gli ingannevoli rifugi costruiti di potere e di denaro.
È proprio utopia?

 

Rosa Fiorentino
Resp. Diocesana Apostolato della Preghiera

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