Nonostante la crisi/Creare il futuro
Chi si toglie la vita per problemi di lavoro e chi riesce a ricominciare. Il suicidio desta non solo scandalo e clamore, ma anche cinico intereresse. Anche per questo negli ultimi tempi le cronache giornalistiche hanno dedicato molto spazio alla lunga catena di suicidi di imprenditori falliti o persone che hanno perso il lavoro.
È il risvolto più drammatico e meno raccontabile di una crisi che se, da una parte, non accenna a diminuire (e secondo molti osservatori non ha ancora toccato il punto peggiore), dall’altra, rimbalza da un mezzo di comunicazione all’altro lasciando una scia di pessimismo, disillusione e rabbia. Il dato che molte testate hanno ripreso secondo cui la media dei suicidi è in aumento è impressionante ma rischia di essere proposto e interpretato soltanto nei suoi drammatici risvolti emotivi. La crisi in corso ha certamente ragioni economiche e finanziarie, ma si connota sempre più come una crisi culturale e valoriale.
La mancanza di certezze, il senso di precarietà, la paura per un presente difficile e per un futuro che potrebbe esserlo ancora di più trovano nei media un luogo di amplificazione perché favoriscono l’immedesimazione di molti e chiamano cinicamente in causa il (falso) principio per cui “mal comune, mezzo gaudio”. Il momento continua a essere buio e difficile, ma proprio per questo la nostra sete di notizie deve trovare risposta, per non finire inesorabilmente schiacciata dal sensazionalismo.
Presentare storie positive può servire da stimolo per riaprire alla speranza il cuore di chi scivola pian piano verso la rassegnazione, ma anche perché la potenziale rinascita del nostro Paese, da cui dipende il futuro della collettività sociale, passa anche attraverso la possibilità di riconoscere, laddove ci sono, i punti di forza e le occasioni da sfruttare in senso positivo.
Marco Deriu
Sociologo















