Nord e Sud/In Sanità cresce il divario… Le eccellenze restano lontane
Indagine/Mongelli (Codacons) analizza i dati di Age.Na.S: in Italia accanto a strutture ottime proliferano esperienze sanitarie lontano dagli standard.
È stato presentato a Roma il Programma Nazionale Esiti (Pne), l’indagine sviluppata dall’agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Age.Na.S) per conto del Ministero della Salute, che ha fornito valutazioni di qualità efficacia ed efficienza del sistema sanitario nazionale. I dati analizzati riguardano gli anni che vanno dal 2008 al 2013 e rivelano forti disomogeneità e un quadro variegato, in cui emergono punti di luce e zone d’ombra. Risultano evidenti dati contrastanti non solo per quanto riguarda i presidi ospedalieri presenti sullo stesso territorio ma anche per le performance erogate da essi, in particolare, l’aspetto più significativo è che emergono macroscopiche differenze intra e interregionali. Affrontiamo l’analisi dei dati con l’avv. Pietro Mongelli della Codacons, per definizione l’Associazione di Associazioni, che da sempre si occupa della tutela dei diritti degli utenti in ogni ambito, compreso quello sanitario. “Se poniamo la questione nei termini che ho evidenziato appare chiaro come sia profondamente errato indulgere in classifiche regionali e/o nazionali che spostano l’obiettivo principale dell’analisi che l’indagine statistica svolta vuole perseguire: migliorare gli standards della sanità pubblica nazionale. Cercherò, quindi, di non fare l’errore commesso da molti commentatori di sintetizzare il corposo lavoro di Age.Na.S ammantando di belle parole la sanità Veneta o Lombarda più per abitudine dialettica e retaggio culturale che per oggettività delle cose, così come non analizzerò il rapporto lamentandomi delle scarse risorse finanziarie disponibili al Sud e della conseguente necessità di aumentare le stesse per avere strutture sanitarie all’avanguardia. Queste due tendenze che fanno tanto “figo” in bocca ai nostri amministratori sono il peggior pericolo per i cittadini italiani sempre più abituati all’errato paradigma che ciò che viene dal Nord è buono e ciò che viene dal Sud è cattivo. Con questo, però, non voglio negare le oggettive difficoltà dell’organizzazione sanitaria del Sud Italia, in cui le eccellenze, molto spesso, sono legate non ad una razionale organizzazione delle risorse e, quindi, ad efficaci interventi di sistema ma ai sacrifici di operatori e medici che pur tra le difficoltà operative e scelte politiche a volte molto discutibili, continuano ad operare con impegno e alta professionalità. Tale sistema comporta, invariabilmente, che il sistema sanitario del Sud è legato alla professionalità ed alla bravura dei propri operatori non sempre affiancata e coadiuvata da un adeguato sistema amministrativo/politico.
Quello che emerge dal rapporto Age.Na.S è un quadro fortemente a macchia di leopardo, in cui non è rilevante la Regione di riferimento o la struttura sanitaria operante: la verità è che in Italia accanto a strutture di assoluta eccellenza (presenti tanto al Nord quanto al Sud ed al Centro Italia) vivono e proliferano strutture sanitarie che sono ben lontane dagli standards statistici internazionali e nazionali. Ciò vale per la Lombardia come per la Puglia, per il Piemonte come per la Sicilia. Così come dobbiamo essere chiari nell’affermare che, in molti casi, all’interno della stessa struttura sanitaria vi possono essere poli di assoluta eccellenza, accanto a reparti o poli di assoluta mediocrità. L’esempio della vicina struttura della Città di Lecce in materia di bypass aortocoronarico la cui eccellenza è pari ad analoghe strutture presenti nel Nord e Centro Italia e l’esempio dell’Ospedale G. Battista Rossi di Verona che in materia di tempestivo intervento in caso di frattura del femore presenta percentuali bassissime. Così come non va sottaciuto che molti viaggi della speranza verso strutture sanitarie del Nord si sono poi dimostrati fallimentari dal punto di vista dei risultati ottenuti e, magari, quegli stessi pazienti avrebbero ben potuto trovare strutture sanitarie statisticamente efficienti a pochi chilometri da casa. Più che per stilare inutili classifiche, che magari vengono usate da qualche spregiudicato Governatore per attingere nuovi fondi o per giustificare evidenti fallimenti, il corposo lavoro di Agenas deve essere da un lato migliorato, maggiormente standardizzato e reso uniforme negli indicatori (in modo da rendere più precisa l’analisi statistica) e dall’altro posto a base degli interventi pubblici di programmazione e riorganizzazione del sistema sanitario. Invero, i risultati di queste analisi rappresentano una fonte conoscitiva molto importante che consente agli amministratori ed operatori degli interventi mirati all’eliminazione degli sprechi, con la chiusura o la riorganizzazione di strutture statisticamente mediocri e per ciò stesso inefficienti”.
















