Novoli/Focara 2014… Puntando all’Unesco
IL SIMBOLISMO DEL FUOCO…
QUELLA VOLTA DI GOETHE IN ITALIA
Il fuoco di Sant’Antonio unisce posti lontani e visita luoghi non fisici, come le coscienze di santi e scrittori che nei loro viaggi dell’anima hanno incontrato l’Abate egiziano. Primo tra tutti Sant’Agostino che nelle sue “Confessioni” lo ricorda come esempio e compagno di viaggio lungo l’ardua strada della conversione. Entrambi accolsero l’invito del Signore “Và, vendi tutto quello che hai, distribuiscilo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo, poi vieni e seguimi”.
O come Gustave Flaubert ne “Les Tentations de Saint-Antoine”. Il padre del metodo dell’impersonalità cedette al fascino delle leggende sull’eremita e dei suoi “persecutori”, dopo essere stato ispirato dal quadro di Bruegel, su Sant’Antonio, ammirato al palazzo Barbi di Genova. Nel romanzo le tentazioni del monaco africano e le eresie della storia si intrecciano con i fantasmi, le paure e i peccati del monaco della letteratura francese.
E seguendo l’itinerario sotterraneo tra religiosità pagana e cristianità medievale si può comprendere l’enorme popolarità di Sant’Antonio, e della sua festa nel corso della quale si benedivano gli animali domestici per scongiurare le malattie e favorirne la fecondità. Un’usanza che colpiva l’osservatore proprio come capitò a Goethe nel suo viaggio in Italia.
“Ieri, racconta nel suo diario al 18 gennaio 1787, festa di Sant’Antonio Abate, abbiamo goduto una divertente giornata. […] Sant’Antonio, è patrono delle creature a quattro zampe, e la sua festa diventa un saturnale delle bestie. […] cavalli e muli sono condotti davanti a una cappelletta alquanto discosta dalla Chiesa, dove un prete con un grande aspersorio in mano e una fila di secchi e tinozze d’acqua benedetta dinanzi a sé annaffia senza risparmio i vispi animali.[…] Asini e bestiame beneficiano di questa distribuzione di grazie per la parte loro destinata” .
Pagine a cura di Maria Rosaria Contaldo
















