Pubblicato in: Dom, Lug 1st, 2012

Nuove tecnologie a Scuola: fra teoria e pratiche da stress

Sono ormai diversi anni che il Ministe­ro propone ed impone uno switch off alla Scuole di ogni ordine e grado che è digitale anch’esso sebbene diverso da quello tanto pubblicizzato nel mese di maggio e che interessava le televisioni di tutti gli abbonati pugliesi. Esiste addirittura un Dipartimento per l’Innovazione Tecnologica istituito da qualche anno con risorse specifiche e delega allo sviluppo di soluzioni ad hoc per l’e-government, l’innovazione e lo sviluppo. E come tante altre iniziative simili ha prodotto circolari ministeriali distribuite capillarmente in tutte le scuole di ogni ordine e grado che a volte hanno creato il terrore negli insegnanti più anziani perché sembrano imporre un diktat di cambiamenti e di aggiornamenti obbligatorio in una scuola che di certo ogni anno si vede attribuiti nuovi ruoli e nuovi carichi di lavoro e di funzioni.

Ci vogliamo in particolare riferire alle varie di­sposizioni che per ottimizzare la produttività del lavoro pubblico e l’efficienza e la trasparenza delle pubbliche amministrazioni hanno invitato le scuole di ogni ordine e grado a dotarsi di strumenti elettronici per gestire le attività che prima consumavano carta e a produrre risultati condivisibili on line per velocizzare la comuni­cazione.

Chi ha già avuto la bontà di leggere i nostri interventi sul giornale che ci ospita sicuramente non avrà motivo di dubitare dell’apprezzamento che proviamo per le tecnologie dell’informa­zione e della comunicazione, ma in questo caso a parole roboanti sui vantaggi della comunica­zione telematica il seguito è stato quello tipico italiano di interventi economici così poco attenti che gli effetti negativi rischiano di scoraggiare anche i più appassionati degli insegnanti. Qual­che esempio: sito della gestione delle anagra­fiche degli insegnanti (che vengono obbligati all’autoaggiornamento del curriculum) sovraf­follati e non raggiungibili negli ultimi giorni utili per ottemperare a tale obbligo; software per lo scrutinio elettronico prodotti da partner del Ministero (che vantano di essere stati invitati al tavolo tecnico dei processi di innovazione) che si chiudono inaspettatamente durante le operazio­ni di scrutinio e trasformano un’operazione che normalmente durava circa un’ora e mezzo in una sfiancante attesa di quasi quattro ore per la dispo­nibilità del server; server della posta elettronica del Ministero irraggiungibile nella giornata in cui, durante l’insediamento delle Commissioni di Maturità, i Presidenti dovevano recuperare le credenziali di accesso al Polis per attivare il nuovo applicativo telematico chiamato Commissione Web (pubblicizzato a più riprese, e in mille modi).

E questi esempi sono solo i primi che la memoria ci offre. Esiste una reale differenza tra la teoria dei vantaggi sbandierata con parole roboanti e la realtà con cui gli “operai” dei servizi informatici devono convivere. E pensare che non occorrono investimenti spaventosi ma solo qualche informa­tico avveduto che ad esempio progetti soluzioni scalabili con Google App Engine http://support. google.com/a/bin/answer.py?hl=it&answer=91077 in modo che il sistema riesca a gestire con tran­quillità una gran quantità di richieste di accesso contemporanee abbattendo il Digital Divide. Ma davvero al Ministero hanno bisogno di questi consigli? 

Domenico Perrone

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