Nuove tecnologie a Scuola: fra teoria e pratiche da stress
Sono ormai diversi anni che il Ministero propone ed impone uno switch off alla Scuole di ogni ordine e grado che è digitale anch’esso sebbene diverso da quello tanto pubblicizzato nel mese di maggio e che interessava le televisioni di tutti gli abbonati pugliesi. Esiste addirittura un Dipartimento per l’Innovazione Tecnologica istituito da qualche anno con risorse specifiche e delega allo sviluppo di soluzioni ad hoc per l’e-government, l’innovazione e lo sviluppo. E come tante altre iniziative simili ha prodotto circolari ministeriali distribuite capillarmente in tutte le scuole di ogni ordine e grado che a volte hanno creato il terrore negli insegnanti più anziani perché sembrano imporre un diktat di cambiamenti e di aggiornamenti obbligatorio in una scuola che di certo ogni anno si vede attribuiti nuovi ruoli e nuovi carichi di lavoro e di funzioni.
Ci vogliamo in particolare riferire alle varie disposizioni che per ottimizzare la produttività del lavoro pubblico e l’efficienza e la trasparenza delle pubbliche amministrazioni hanno invitato le scuole di ogni ordine e grado a dotarsi di strumenti elettronici per gestire le attività che prima consumavano carta e a produrre risultati condivisibili on line per velocizzare la comunicazione.
Chi ha già avuto la bontà di leggere i nostri interventi sul giornale che ci ospita sicuramente non avrà motivo di dubitare dell’apprezzamento che proviamo per le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, ma in questo caso a parole roboanti sui vantaggi della comunicazione telematica il seguito è stato quello tipico italiano di interventi economici così poco attenti che gli effetti negativi rischiano di scoraggiare anche i più appassionati degli insegnanti. Qualche esempio: sito della gestione delle anagrafiche degli insegnanti (che vengono obbligati all’autoaggiornamento del curriculum) sovraffollati e non raggiungibili negli ultimi giorni utili per ottemperare a tale obbligo; software per lo scrutinio elettronico prodotti da partner del Ministero (che vantano di essere stati invitati al tavolo tecnico dei processi di innovazione) che si chiudono inaspettatamente durante le operazioni di scrutinio e trasformano un’operazione che normalmente durava circa un’ora e mezzo in una sfiancante attesa di quasi quattro ore per la disponibilità del server; server della posta elettronica del Ministero irraggiungibile nella giornata in cui, durante l’insediamento delle Commissioni di Maturità, i Presidenti dovevano recuperare le credenziali di accesso al Polis per attivare il nuovo applicativo telematico chiamato Commissione Web (pubblicizzato a più riprese, e in mille modi).
E questi esempi sono solo i primi che la memoria ci offre. Esiste una reale differenza tra la teoria dei vantaggi sbandierata con parole roboanti e la realtà con cui gli “operai” dei servizi informatici devono convivere. E pensare che non occorrono investimenti spaventosi ma solo qualche informatico avveduto che ad esempio progetti soluzioni scalabili con Google App Engine http://support. google.com/a/bin/answer.py?hl=it&answer=91077 in modo che il sistema riesca a gestire con tranquillità una gran quantità di richieste di accesso contemporanee abbattendo il Digital Divide. Ma davvero al Ministero hanno bisogno di questi consigli?
Domenico Perrone














